Stefano Manneschi

BAGNO A RIPOLI – Trasmette entusiasmo Stefano Manneschi: 62 anni, presidente del consiglio di amministrazione e responsabile dei fisioterapisti di Blue Clinic, a Bagno a Ripoli.

Un valdarnese, ex giocatore di basket, che a Bagno a Ripoli ha trovato casa e la sfida di una vita (professionale). Blue Clinic appunto. Ma per raccontarla, questa sfida, bisogna riavvolgere il nastro. Dai ricordi di bambino.

“I miei nonni gestivano un ristorante a San Giovanni Valdarno – inizia il suo racconto Manneschi – era il ristorante albergo più vecchio del Valdarno; fino ai 17 anni ho vissuto lì”.

Terra di basket quella valdarnese: Stefano inizia a San Giovanni Valdarno (playmaker), per sbarcare in Serie A: “Dai 18 ai 23 ani gioco a Siena, poi mi trasferisco al Ponte Rosso Firenze, in Serie B, a 24 anni”.

Ma un infortunio lo segna per sempre, la rottura dei legamenti: “La mia storia professionale inizia lì – ricorda Manneschi – con una presa di coscienza: la fisioterapia non esisteva. Vengo infatti invitato dal primario dell’ospedale di Careggi a fare lì fisioterapia. Ma non era davvero il caso. Firmo e vengo via dopo cinque giorni”.

Nasce così un percorso personale unico: “Facevo l’Isef, trovo un posto alla Tropos. Chiedo al direttore di fare un percorso fisioterapico che mi faccia seguire i pazienti. Da una piccola stanza nascono interessi e protocolli innovativi. Il professor Aglietti, luminare di chirurgia, mi manda New York una settimana con il professor Buzzi. Il lavoro, letteralmente, esplode: arriva gente da tutta Italia”.

Stefano Manneschi con Silvano Nano Campeggi, scomparso da alcuni mesi

Non sta a fare la “conta” di tutti quelli che sono passati davanti a lui, di ogni estrazione sociale: “Ho avuto il piacere di trattare la regina Beatrice d’Olanda, Paolo Rossi, i giocatori della Fiorentina”.

Poi ci dice una cosa fondamentale, che arriva dai lutti nella famiglia e negli affetti vissuti fin da bambino: “La mia sofferenza mi porta tuttora a occuparmi degli altri e della loro salute. L’accoglienza che io do alle persone deriva dal fatto che mi sento bene se riesco a far star bene gli altri”.

L’incontro con Niccolò Sborgi, amministratore delegato di Blue Clinic, a sua volta protagonista di una incredibile storia di sofferenza e di sport, gli apre un mondo.

“Dopo tre sedute in cui lo seguivo per un ginocchio nasce un rapporto – racconta Manneschi – Un rapporto che porta a Blue Clinic, a Bagno a Ripoli. Al progetto, nel 2003-2004, all’apertura nel 2006”.

Ci dà qualche numero di Blue Clinic, spiegato con l’orgoglio e gli occhi che brillano: “Oltre 30 persone assunte, oltre 30 professionisti che lavorano con noi. Il medical fitness come strada per dare prospettive anche ai giovani che si affacciano in questo mondo, unita al laboratorio di ricerca che mette insieme Università, privato e pubblico. Studio, qualità, professionalità, attenzione al lato umano. E un sguardo al futuro: questa è Blue Clinic”.

“Il mio sogno? Quello di esportare questa idea per dare qualità di vita alle persone – risponde – soprattutto per tutte quelle che sono le patologie croniche. Niccolò è stato lungimirante, ha condiviso con me questo sogno. Abbiamo un progetto unico e condiviso: occuparsi delle persone e della loro qualità della vita, con umanità. Vedo risultati, lavoro con piacere, diamo opportunità ai ragazzi, i pazienti lo riconoscono”.

Ci lasciamo con un concetto forte, che Manneschi ci ribadisce più volte durante la chiacchierata. E anche mentre ci salutiamo: “Condivisione è la parola magica, per un luogo che non è esclusivo ma inclusivo. La cosa più bella che siamo riusciti a creare in Blue Clinic è l’armonia, sia fra chi opera dentro che con chi viene da fuori. Si lavora bene, in un ambiente sano: e questo dà grandi risultati”.

Matteo Pucci

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