Boschi e motori: Paolo Lombardini ci racconta il mondo visto dalla sua moto da enduro

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CHIANTI – Una grande passione, una forte tenacia e caparbietà. Tutte caratteristiche, che delineano perfettamente Paolo Lombardini. Castellinese, che più di così non si può è da sempre in sella alla sua moto Enduro.

“Ho iniziato da ragazzino… ragazzino! Avevo undici anni ed amavo andare per i boschi. La passione per i motori era più forte di me, tanto da andare contro la volontà del mio babbo” inizia a raccontare Paolo.

“A livello agonistico, ho iniziato solo a trent’anni”, ci dice. “Era un desiderio che nutrivo da tempo. Avevo bisogno di confrontarmi con gli altri”. Oggi Paolo fa parte del Moto Club Senese ed è tesserato UISP e FIM. Partecipa al campionato regionale Enduro.

“Il giorno prima della gara, andiamo a visionare le prove speciali a piedi. Sono i percorsi che verranno cronometrati durante la competizione. Si guarda le traiettorie migliori, le più scorrevoli, per impiegare il minor tempo possibile. Non è sempre la velocità che fa la differenza, ma anche la miglior linea” ci spiega pazientemente.

“La sera prima della gara, facciamo la “punzonatura” – continua dettagliatamente – È semplicemente la verifica della targa, del cavalletti, delle gomme. Sul telaio, cerchione e silenziatore viene, poi scritto il numero di gara. Così non puoi sostituire i pezzi durante la notte”.

La durata di una competizione è di ben sei ore. Richiede molta concentrazione sia fisica che mentale. Sono tre giri di 45-50 km in cui all’ interno viene cronometrata solamente la “prova speciale”.

È necessaria una visita medica per entrare in possesso della licenza che ti permette di gareggiare.

“È una disciplina in cui la moto conta, ma la vera differenza la fa il pilota. Per essere uno bravo, bisogna essere ben allenati ma ci vuole anche dote e passione”, ci dice ancora Paolo.

“L’enduro sono percorsi attraverso i boschi. Così si ha una conoscenza approfondita e capillare del territorio” continua.

“Purtroppo questo sport non è ancora visto di buon occhio. Siamo considerati dei teppisti” ci dice ridendo. “Non ci sono delle regole che diano spazi per praticare l’enduro. Per allenarci, siamo costretti ad andare a San Galgano, nel Val D’Arno o a Rapolano”.

“Ma la compagnia è eccezionale – conclude – Ridiamo, scherziamo insieme, come una grande famiglia”.

Jessica Nardi

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