Manuel Iori, capitano del Cittadella, alla fine della partita contro il venezia che ha sancito il passaggio in Serie A dei lagunari

Riceviamo e pubblichiamo, da Grassina, la lettera di Antonio Matteini. Grande tifosso rossoverde, del suo Grassina, ma anche del Cittadella.

Che per l’ennesima volta, all’ultima curva dei playoff di Serie B (stavolta con il Venezia), ha fallito la salita (storica) in Serie A.

Lettera al Capitano.

Quale capitano? Quello del Cittadella, Manuel Iori. A 39 anni, dopo alla 340esima presenza con quella maglia granata addosso, ha vissuto e visto sfumare il sogno serie A per 5stagioni consecutive.

L’hai sfiorato, accarezzato, per vederlo sempre dissolvere proprio quando sembrava quasi possibile averlo.

L’altra sera Capitano, hai toccato l’ultimo pallone della tua carriera, mi piange il cuore a pensare che non sarai più con la magia granata addosso, ma penso tu abbia fatto una scelta, forse non obbligata, ma sicuramente giusta.

Pochi minuti dopo hai sentito fischiare la fine della partita che ha significato la definitiva fine della possibilità di portare Cittadella nella massima serie con la fascia di capitano al braccio.

Sei stato il capitano di un Cittadella che da vent’anni riesce a stupire, a smontare quella narrazione per cui il calcio si fa solo dove ci sono i soldi, nelle grandi città… Cittadella è un paesotto a metà tra Padova e Vicenza, cinto da mura, uno come in Veneto ce ne sono tanti, eppure a fare il “Cittadella” è toccato proprio a noi… .

Beh abito a Grassina, a 300 km da Cittadella, ma quando sei tifoso non puoi non sentirti parte di quel che è la squadra del tuo cuore o quando ti ritrovi da solo a urlare davanti a una televisione, nella vana speranza che serva ad addirizzare le cose.

Però che a Cittadella c’è qualcosa di speciale, di diverso, che in qualche maniera riesce a far entusiasmare anche chi non avrebbe alcun motivo per avvicinarsi ai granata, si vede anche solo ricordando un po’ la storia di quella squadra che è stata dell’eterno Pierobon, di Foscarini per 10 stagioni allenatore dei granata, di Iori appunto, di tanti calciatori, alcuni decollati, altri che neanche hanno una pagina su Wikipedia e che però in quel “Tombolato” hanno scritto i capitoli di una storia bellissima, fatta di rivincite contro il calcio delle figurine, dei Galliani, Berlusconi e Balotelli… .

Già, l’ultimo capolavoro dei tùsi: quell’elininazione del Monza dai play off. La squadra col monte ingaggi più basso della categoria che rigira come un calzino quella con quello più alto… .

E chi l’avrebbe detto, chi avrebbe pensato che un Baldini qualunque, l’avrebbe fatta a Balotelli&Co? Forse nessuno tra chi non segue questa squadra e chi la tifa… .

Perché il Citta è così: sa sorprenderti, riesce a cadere quando sembra impossibile che accada e – viceversa – riesce a ruggire in faccia a chi sembra abbia già vinto in partenza.

Chissà cosa ti è passato nella mente Capitano quando era chiaro che anche questa ultima possibilità di raggiungere la A col Citta, stava sfumando… .

Rimpianti, rabbia… Chissà, forse lì per lì solo tanta tristezza, un sentimento “semplice” uno di quelli che riesce anche a farsi largo nella mente di chi non ha più una goccia di energia, che ha finito di dare tutto; chi insomma non può fare altro che sedersi e piangere.

Io Capitano non so che ti è passato per la testa in quei momenti, cosa tu possa pensare a mente più o meno fredda e non so, anzi temo, che mai leggerai questa lettera indirizzata a te, ma in generale a chi ama il calcio, quello vero, quello bello; so però che ti devo ringraziare con tutto il cuore perché vederti giocare, veder giocare il Citta, mi ha fatto amare anche il calcio dei grandi.

Perché anche lassù a un tiro di schioppo dalla A, ancora si può fare calcio così, come meravigliosamente viene fatto a Cittadella.

Continuiamo a provarci, a crederci, a sperarci?

Vedere la faccia sfinita del Capitano, penso sia il monito più efficace per chi ha la tentazione di mettersi l’anima in pace. Non solo per chi tifa Citta, ma per chiunque voglia sottrarsi dal dovere di credere nelle proprie possibilità e non lasciare nulla di intentato.

Grazie di tutto Capitano, da Grassina. Antonio Matteini

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