Ciao capitano. Firenze non ha dato lezioni a nessuno: è stata semplicemente se stessa

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È finita.

Il nostro capitano è stato degnamente salutato e sepolto nella sua terra natìa.

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Una delle settimane più difficili di sempre.

Tifare Fiorentina è sempre stato sinonimo di sofferenza, ma stavolta siamo andati oltre.

Il funerale, la partita, la coreografia, le frasi, le fotografie del giorno dopo.

Mi sono rivisto tutto, perennemente con le lacrime agli occhi.

E una cosa tengo proprio a precisarla: Firenze non ha dato lezioni a nessuno con l’atteggiamento che ha tenuto in questi maledetti 7 giorni.

Firenze è stata semplicemente sé stessa, dimostrando ancora una volta la sua eccezionale passionalità, il suo amore, la sua partecipazione, la sua emozione.

“Lingua lunga e cuore grande” come ha detto mister Pioli, non a caso uno che Firenze l’ha frequentata tanto.

Una città come la nostra, che non ha vissuto la storia ma l’ha scritta, schiuma passione da ogni fessura.

E non ci si può lamentare o non ci si può rinchiudere nella torre (d’avorio) più alta del proprio castello se un po’ di questa passione a volte sconfina nella presunta maleducazione o nell’imperfezione etica.

Magari lo abbiamo fatto capire anche a quelle persone che fino a oggi proprio non avevano intenzione di starci a fianco fino in fondo, o che si arroccavano su posizioni medievali, su questioni di principio o di forma anziché di sostanza.

Noi tifosi rimaniamo sempre qui, come la storia insegna. Non eravamo “minoranza” prima, non siamo “eroi” adesso solo perché tre giocatori della Juventus, amici del capitano, sono stati applauditi in una circostanza che qualsiasi persona umana al mondo avrebbe ampiamente compreso.

Noi amiamo la Fiorentina dalla nascita, non lo abbiamo imparato per mestiere. Vedremo se questo messaggio, in mezzo a questa terribile tragedia, lo si è capito con ancora maggiore chiarezza, anche se ancora oggi fatico a capire come potesse essere stato anche solo messo in dubbio per un attimo.

Chiudo parlando per un attimo di calcio, visto che in questi giorni giustamente nessuno lo ha fatto.

La Fiorentina domenica pomeriggio è andata ben oltre le proprie possibilità. Atleticamente la squadra veniva da 7 giorni di “non lavoro” e di stress psicologico elevatissimo. I ragazzi non erano né fisicamente né mentalmente in grado di affrontare una partita di Serie A.

Non solo l’hanno vinta, ma hanno resistito tutto il secondo tempo sotto la pioggia, col campo pesante, con una pressione complessiva personale che non voglio neppure immaginare, in chiara emergenza fisica.

Sono stati commoventi e di questo me ne ricorderò.

Dario Del Gobbo

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