Montefiridolfi: Lorenzo Lanzara, l’automobilismo che scorre nelle vene. A nove anni…

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MONTEFIRIDOLFI (SAN CASCIANO) – C’è un qualcosa di magnetico che attrae Lorenzo Lanzara, 9 anni, verso il mondo dei motori. Verso la velocità. La pista. Quel profumo di gomma su asfalto.

E che spinge la sua famiglia, babbo Domenico, mamma Paola e la sorellina Luisa, a seguirlo su tutti i circuiti ormai da anni: non è figlio d’arte, non è famiglia legata a questo mondo. Ma al cuore… non si comanda.

“Aveva un anno e mezzo – inizia a raccontare mamma Paola – giocava solo con le macchinine e faceva i rumori. Ci sembrava un po’ strano, un po’ una fissazione. Anche i vicini non lo vedevano mai con il pallone: sempre con auto, camion, trattori”.

“Quando aveva quattro anni e mezzo – prosegue – gli abbiamo chiesto se volesse andare a vedere una partita allo stadio. E lui, quattro anni e mezzo, ha detto: no, voglio andare alle corse. Lo portammo all’autodromo del Mugello a vedere le moto. Ma non gli piacevano, lui voleva le auto. E andammo a vedere la prima gara che c’era, un Challenge di Porsche”.

Un colpo di fulmine: “Tremava e piangeva dalla felicità. Da lì, per un anno, siamo andati a vedere le gare al Mugello: Mini, Abarth, Cinquecento, GT3, di tutto. Andavamo anche ai box, era fissato con le gomme, chiedeva se gliele regalavano. Ce le hanno date e non sapevamo cosa farcene: le abbiamo portate anche a un bar a Firenze per arredamento”.

Non passa inosservato quello scricciolo là in mezzo, un giorno un controllore di gara lo nota.

“Ci chiama – prosegue mamma Paola – e ci chiede se poteva prenderlo in braccio e metterlo accanto a una Ferrari. Mi fai vedere il motore? Gli chiede lui. Questo controllore ci disse che al Mugellino Circuit c’erano dei Kart di cilindrata 30, dicendoci di farlo provare. Io ho una foto in cui lui è in attesa di salire, sembra un adulto tanto è concentrato”.

La strada è tracciata: “Tutte le settimane al Mugellino Circuit, eravamo diventati di casa. La gente lo guardava, noi non ne sapevamo nulla e anche lui non sapeva niente di guida o traiettorie. Ma andava spedito, non gli si spegneva mai il Kart, girava, girava. E la gente a guardarlo”.

“Il gestore del Mugellino ci dice di farlo andare sul kart serio – riprende il racconto – Aveva sei anni. Noi gli diciamo: ti facciamo continuare se vai bene a scuola. E lui, per tutta risposta, prende tutti 9 e 10. Si va a Rioveggio e prova il primo 60 Mini nazionale, che è un motore che va a 110-120 km/h. Noi non si sapeva, lo abbiamo visto partire come un razzo: il tempo di avere paura e lui aveva già fatto il giro”.

E anche qui riparte il… pellegrinaggio: “Siamo stati un anno a portarlo a Rioveggio, il meccanico di lì ci ha consigliato di fargli fare un easy training, una simulazione di gara seria, anche con trenta-quaranta bambini. Lo abbiamo portato, siamo stati nei circuiti internazionali. Da lì siamo passati all’Entry Level 60, che è un 60 Mini nazionale depotenziato, una categoria da sette a nove anni, poi a nove anni inizia la 60 nazionale che fa curriculum”.

E vittorie e piazzamenti fioccano: “Nell’Entry Level (è stato seguito da due team, prima Modena Car Service, poi Newman Motorsport) è sempre arrivato primo, secondo, al limite terzo. Terzo nel campionato regionale perché ha saltato una gara. Nella finale mondiale in Austria è arrivato settimo. A Pomposa primo e secondo; secondo a Rioveggio, terzo ancora a Rioveggio, due volte primo a Cervia; secondo al campionato italiano di Adria; primo al regionale toscano a Casetta Montaperti; terzo a Jesolo. E sempre in pole position”.

“Ora – ci spiega mamma Paola – è passato alla categoria superiore, che diventa categoria ufficiale, e il prossimo anno (maggio) si pensava di fare il regionale del Triveneto invece di quello tosco emiliano, visto che ci sono più bambini in gara. E per affrontare la nuova categoria si sta allenando a Lonato del Garda tutte le domeniche (in quella che era la pista di Michael Schumacher). Il kart è nostro, il motore è fornito da un team De Bardi. Ormai il fine settimana a Lonato è diventata una sorta di abitudine per tutti, anche per la sorellina”.

Non si pensa a vittorie, a chissà cosa. Anzi, a una cosa sì: “Ci piacerebbe che non diventi il pilota di un team, ma il pilota di Montefiridolfi. Vorremmo che portasse in giro il nome del suo, del nostro paese, del territorio. Magari trovando qualche sponsor locale”.

Matteo Pucci

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