SAN CASCIANO – Ha preso metaforicamente “carta e penna”. In realtà ha scritto tutto sul suo sito web (www.filippomegli.it): le sue riflessioni, i suoi pensieri, la sua amarezza.
Quelle che Filippo Megli, nuotatore di San Casciano che ha visto svanire la concreta possibilità di partecipare a un qualcosa di unico come le Olimpiadi (almeno per quest’anno) sono parole piene di realismo e amarezza.
Lo ha fatto il 4 maggio, il primo giorno di Fase 2: “Lo voglio ricordare – scrive – come il giorno del forse, del riprendete gli allenamenti ma senza piscina, del potete andare a correre o sfrecciare tra i colli del Chianti con la vostra bici da corsa ma i centri sportivi sportivi rimangono chiusi. Questo doveva essere il giorno della svolta, dell’inizio della normalità per tantissimi atleti, ma questo ottimismo risulta fugace, appena lo vedi scappa via e nonostante tu corra più veloce che puoi, adesso con le tue sole forze, non lo puoi raggiungere”.
“Voglio ricominciare dall’inizio di questo impensabile incubo – riprende – che lascerà nelle nostre menti un segno indelebile e incolmabile soprattutto in chi lo ha vissuto da estremamente vicino. Tutto è cominciato il 10 marzo 2020. Notizia del TG: sono sospese tutte le attività sportive a data da destinarsi! Panico… . Come tantissimi altri italiani anche io mi ritrovavo senza la possibilità di fare quello che chiamo lavoro, perché nuotare è ciò che faccio “da mattina a sera”, o almeno la penso così. Non avrei mai immaginato una situazione del genere”.
Continua a scrivere Filippo: “Dopo un primo momento di paura, disorientamento e morale a terra causato dalla cancellazione di tutti quelli che erano i programmi della stagione (campionati italiani, Europei e Olimpiadi), grazie ad un buon sostegno, condivisione di pensieri e discussioni filosofiche sul momento che stavamo passando, mi sono tranquillizzato ed ho ripreso quella lista di obiettivi prefissati, cancellando tutto e scrivendone solo uno: resistere”.
“Avevo cominciato la quarantena – ricorda – con una negatività addosso che neanche si può immaginare e la stavo concludendo, contrariamente ad ogni aspettativa, con ottimismo: il 4 Maggio gli atleti di interesse nazionale di sport individuali avrebbero potuto tornare ad allenarsi. Era la prima notizia buona in due mesi, la prima volta che potevamo considerarci privilegiati rispetto agli sport di squadra, al calcio soprattutto che non ha aspettato nemmeno un secondo per fare polemica e tornare in prima pagina di giornale perché discriminati. Ero felice, avrei potuto tornare in acqua, ricominciare a fare quello che ho sempre fatto, quello che mi ha portato a gioire e piangere allo stesso tempo”.
“Eppure – riflette – qualcosa ancora non tornava, nessuna notizia dal fronte, dalla nostra società, dalla federazione. In effetti tutto doveva tornare a cambiare: niente era stato specificato a riguardo degli impianti sportivi e nessuno, me compreso, stava pensando ai costi di gestione e di riattivazione di un impianto sportivo come una piscina, costi allucinanti. Ora come ora tantissime piscine, da sempre in lotta con tali costi di gestione, potrebbero anche non aprire più, facendo svanire il sogno di tantissimi ragazzi. La situazione è diventata insopportabile sia per gli atleti che per il settore e la tensione è alle stelle…”.
“Non sta a me – conclude – parlare o richiedere l’apertura della piscina, non sta a me lamentarmi della mia vita, non sta a me dire cosa è giusto o sbagliato, perché so benissimo ciò che mi circonda e la varietà di problemi molto più importanti del mio che esistono al mondo.
Io sono solo un giovane che guardava al futuro con occhi innocenti, che non riuscivano ad immagine neanche lontanamente problemi di questo genere, e che invece ora li conosce, tutti li conoscono. Io avevo un sogno, nuotare, ma oggi 4 maggio 2020 ancora non so, tutto risulta incerto… . Penso la stessa cosa? Ho lo stesso ottimismo? Resisterò? Ricomincerò? Forse…”.
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