Giuseppe Brevi

POGGIBONSI – E arrivò l’estate 1966. Il Poggibonsi, appena retrocesso dalla D alla Promozione, decise di riaffidarsi alle cure tecniche di Rodolfo Agostini, allenatore in grado di legare il suo nome a varie affermazioni dei giallorossi.

Tra i volti nuovi un difensore ventitreenne, Giuseppe Brevi, nato a Cernusco sul Naviglio (Milano) e reduce da esperienze anche nella Pro Patria, storica società di Busto Arsizio che in quella fase degli anni Sessanta militava in B.

Per Brevi l’avvio di un notevole percorso di complessive tredici stagioni nel Poggibonsi, prima da giocatore e poi, tra giovanili e prima squadra, da allenatore.

Brevi, come avvenne l’approdo a Poggibonsi dalla “città dei liberi”? Cernusco sul Naviglio ha dato i natali al grande Gaetano Scirea, a Roberto Galbiati, a Roberto Tricella…

“L’artefice del mio trasferimento in Valdelsa fu il portiere Romano Cazzaniga, anche lui della classe 1943, mio compagno di squadra alla Pro Patria e nel 1965-66 in prestito al Poggibonsi in D per via del servizio di leva che stava svolgendo a Siena. Cazzaniga mi segnalò al Poggibonsi e contribuì a farmi conoscere l’ambiente. Poi lui, al termine del prestito, se ne andò per intraprendere la sua carriera fra Monza, Reggina, Taranto, fino allo scudetto con il Torino di Gigi Radice nel 1976. Il primo e finora unico tricolore dei granata dopo Superga”.

I suoi inizi calcistici, invece?

“A Milano, le giovanili a Città Studi. Poi l’Arona, in Promozione, club allenato da Alberto Delfrati. Un mister in rampa di lancio, che in seguito avrebbe fatto parte nella massima serie degli staff di Lazio, Inter e soprattutto Napoli, fino alla prima stagione di Diego Maradona. Nella Pro Patria un mio maestro fu senza dubbio Cesare Pellegatta, che da giocatore aveva indossato la maglia dei bustocchi in A e a lungo quella del Siena, anche nel campionato misto A-B del dopoguerra. Per un periodo, precedente al mio arrivo in Valdelsa, Pellegatta ha allenato anche il Poggibonsi”.

Ecco, ricordiamo allora i club di Brevi prima dell’approdo in giallorossi?

“I colori del Vigevano e quelli del Gallese, club laziale del piccolo centro in provincia di Viterbo: ero militare a Roma. Giocavo terzino sinistro, però all’occorrenza mi dedicavo anche ad altre mansioni sempre in difesa”.

E in giallorosso, dunque, nel 1966-67…

“Sì, in un ambiente da ricostruire dopo una retrocessione, che è sempre un evento traumatico, sportivamente parlando. La società, con mister Agostini al timone, puntava all’immediato ritorno in categoria superiore. Agostini, in gioventù portiere con trascorsi anche in A, aveva già guidato i giallorossi ottenendo anche risultati importanti. In quel Poggibonsi trovai atleti capaci di scrivere fior di pagine di storia del pallone locale, il triestino Cermeli, quindi Tonani, lombardo come me, Enrico Donati, Vannuccini, Sardi, Tozzi. E il libero Pasquale Malvolti, che più avanti, da allenatore, avrebbe condotto il Poggibonsi dalla Promozione all’Interregionale nel 1982-83 con il presidente Lido Lanfredini e il direttore sportivo Sergio Gilardetti. Sul campo non riuscimmo nell’intento della conquista del primo posto. La piazza d’onore in Promozione, alle spalle del Cecina, ci permise comunque di essere ammessi alla D per il 1967-68”.

Di nuovo in quarta serie, dunque?

“Sì, con il tecnico Arnaldo Lucentini. Mi trovai particolarmente a mio agio con lui, in un collettivo nel quale erano entrati nel frattempo tra gli altri anche Baldini, Vaselli e Mauro Bettarini. Un bel gruppo, composto da amici, più che da compagni di squadra. Ripenso anche a un nome quasi leggendario per gli sportivi, l’attaccante Bruno Gattai, giunto in giallorosso più avanti, nel 1969-70. Un’annata che purtroppo terminò con il ritorno in Promozione. Non bastò per la salvezza una mia rete contro il Gubbio all’ultima, decisiva giornata”.

Nel frattempo Brevi aveva dato il via a un’altra avventura, giusto?

“Sì, oltre a giocare mi misi anche ad allenare, ma non nei giallorossi, bensì nello Staggia: un cambio di maglia, e di mansioni, all’interno dello stesso comune. Avevo 28 anni, a quel punto mi ero stabilito a Poggibonsi con la famiglia, il lavoro: divenni poggibonsese, insomma, dopo aver giocato con i giallorossi, come ha fatto anche qualche altro mio compagno dell’epoca, per esempio Angelo Tonani. E così tentai la strada per una svolta professionale nel calcio. A Staggia Senese anche un campionato vinto in Seconda categoria. Ero un allenatore “non patentato”, ma presto sarei diventato mister a tutti gli effetti. Poi le esperienze nel Gracciano e nel Montaione”.

Fino a quando non maturò la chiamata di una società, sempre dai colori giallo e rosso, che a metà anni Settanta si preparava a far giocare a calcio dei ragazzini su un campetto di periferia…

“Proprio così. Fu allora che “presi casa” al Bernino in forza all’Upp, società con la quale collaboro ancora adesso, a distanza di decenni vissuti soprattutto nelle giovanili e con qualche parentesi in Terza categoria”.

Ma l’U.S. Poggibonsi, allora presieduto da Silvano Bencini, non dimenticò il suo portacolori. Modestia, senso della disciplina, capacità tecniche e umane per ottenere il meglio dai suoi atleti: il profilo giusto per il vivaio, era insomma Beppe Brevi…

“Per il 1979-80 gli addetti mi scelsero per la panchina degli Allievi regionali. Forse i dirigenti del Poggibonsi di allora giudicarono in modo favorevole il lavoro da me svolto fino a quel momento all’Upp. Fatto sta che dopo otto anni dalla mia interruzione del percorso nel Poggibonsi, tornai al “Tondo” con un gruppo di adolescenti da far crescere in previsione di un eventuale ingresso nella squadra maggiore. Tutto secondo gli intenti societari del periodo”.

E i risultati non tardarono ad arrivare…

“Sì, perché raggiungemmo le finali regionali con gli Allievi. Ma soprattutto il Poggibonsi ebbe modo di valorizzare in quel torneo dei ragazzi locali in grado di fare ingresso nel professionismo. Da Mucciarelli, che a neppure diciassette anni giocò una partita in Promozione in quella stessa annata, a Fusci”.

C’erano anche dei poggibonsesi doc. Alcuni nomi?

“Penso a Corbinelli, a Pasqualetti, a Graziano Giannini. E al portiere Petri, che era approdato giovanissimo, già nel 1979, tra i titolari del Poggibonsi, dopo aver addirittura iniziato con me all’Upp nel 1975. E poi altri ragazzi del paese, Fornai, Massimo Giannini, Migliorini, che era a quel punto quasi un veterano. E lo stesso Fusci, che debuttò a sedici anni, con la maglia numero 8, in una sfida a Castellina in Chianti. Un gruppo giovanissimo con il sostegno, da novembre, di un paio di “volponi” come Paolo Meucci, attaccante passato dal Tavarnelle all’Atalanta e alla Reggiana in B, e Riccardo Bertini, con all’attivo tanta serie C nella Pistoiese, nell’Arezzo e nel Messina”.

Ancora le giovanili del Poggibonsi, negli anni Ottanta. Nel bilancio, anche un paio di salti in Interregionale in sostituzione di colleghi…

“Nel 1984-85 subentrai a Franco Melani. Era una bella formazione, con Pannini, Francesco Vettori, Fusci, Giorli, Masetti, Giuntoli. Ed Ettore Donati, futuro allenatore di un Empoli plurititolato nel settore baby. Donati, a fine carriera da calciatore, non era sempre in verità al top della condizione fisica. Ma quando lo inserivo offriva qualità, grazie alle sue notevoli esperienze in ambito professionistico. Giungemmo terzi in un campionato di un certo valore anche per la presenza di figure decise a farsi strada nel calcio. Il Cecina era allenato da Giuseppe Papadopulo, che aveva da poco terminato la carriera da giocatore. Nella rosa del Castelfiorentino, Luciano Spalletti e Lamberto Piovanelli. E nella Cuoiopelli si affacciava tra i titolari il diciassettenne Massimiliano Allegri”.

Anche nel 1985-86, un ingresso in corsa alla guida del Poggibonsi?

“Ero il vice di Carlo Caroni e al momento in cui la società optò per il cambio, tornai sulla panchina per l’Interregionale. Una stagione funestata dal dramma della strada alla Zambra. Fu difficile, per tutti, rimettere in piedi un quadro devastante da tanti profili. Sul campo, dovevamo “soltanto” ottenere la salvezza e riuscimmo nell’impresa grazie al contributo di tutti. Ma soprattutto, vorrei dire, di Pistella: con i suoi goal nel girone di ritorno, tenne in categoria i colori. Pistella, insieme con il poggibonsese Signorini, era uno dei ventenni di quell’organico. Per il bravo Andrea, dopo altre importanti stagioni nel Poggibonsi, si sarebbero aperte le porte delle serie maggiori, fino alla A”.

Nel 2014, a Beppe Brevi anche il premio Leone d’oro del Comune di Poggibonsi. Le sue sensazioni?

“Rispondo alla stessa maniera di quel sabato mattina al Teatro Politeama: onorato e orgoglioso per il premio ricevuto dalla città che mi ha adottato”.

(A cura di Paolo Bartalini)

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