CERBAIA (SAN CASCIANO) – Un legame profondo, che va oltre il lato calcistico, quello che unisce Francesco Lotti, capitano del Cerbaia, alla società che lo ha accolto esattamente dieci anni fa.

Dopo un ringraziamento speciale che l’Usd Cerbaia gli ha dedicato proprio alcuni giorni fa in merito a questo anniversario, Francesco risponde, facendo un bilancio di questa decade.

“Quando sono arrivato qui – inizia – mi è piaciuto fin da subito il progetto e la passione di questa società. La squadra era in Prima categoria, c’erano degli obiettivi ma purtroppo la stagione non andò come ci si aspettava e si retrocesse”.

“Dopo quello che era successo – continua –  decisi comunque di rimanere, nonostante altre proposte arrivate, perché mi piaceva quello che si era creato, l’ambiente, le persone..  e questa fu la scelta giusta, dato che l’anno seguente risalimmo subito di categoria!”.

Francesco, negli anni, è entrato pienamente nel tessuto della comunità cerbaiola, non solo a livello calcistico ma anche sociale, partecipando in prima persona ai vari eventi che organizza la società sportiva.

“Mi salutano tutti – riprende – mi chiamano Cap, questo è bello e ti dà lo stimolo per continuare. Significa che in questi dieci anni qualcosa di buono abbiamo fatto”.

Sulla società, il capitano dice: “Oltre alle figure fondamentali di Luca e Andrea Presciutti (presidente e vice presidente della società, n.d.r.) non bisogna dimenticarci anche delle persone fantastiche che stanno dietro le quinte, senza le quali non si andrebbe avanti”.

“In questi anni – continua – qualche piccolo screzio ovviamente c’è stato ma si è sempre risolto tutto. Il bello di questa società è proprio che dà importanza alla persona, non solo ai risultati che questa ottiene”.

Ripercorre poi alcuni dei momenti più belli della carriera: “Ce ne sono diversi, uno tra tutti è stato in occasione della partita contro l’Albacarraia: con un mio assist abbiamo vinto la partita decisiva che ci ha portato alla Promozione…Era il coronamento del progetto di cui abbiamo sempre parlato fin dagli inizi!”.

“Oppure – aggiunge – anche la partita durante il primo anno di Promozione contro il Lebowski: la sua tifoseria è molto conosciuta ma noi avevamo metà tribuna piena dei nostri tifosi più piccoli che cantavano quasi più di loro!”.

Sulla lettera che l’Usd Cerbaia gli ha scritto e regalato (stampando il testo su una pergamena) Francesco racconta: “Avevo intuito che qualcosa stavano combinando, ma sicuramente non mi aspettavo questo regalo. Poche persone mi fanno emozionare come loro”.

E riprende: “Credo che il mio compito in questi anni sia stato proprio quello di far capire nello spogliatoio cosa vuol dire giocare a Cerbaia, oltre che calcisticamente anche umanamente”.

Parliamo poi dei progetti futuri: “Adesso la salvezza ottenuta ai playoff, in cui tutta la nostra tifoseria è venuta a sostenerci, ci ha dato altre speranze, si continua a sognare. Un pregio della società è proprio quello di mirare sempre in alto e migliorare. E questo ti continua a tenere vivo e ti stimola”. 

“Nonostante – afferma –  le diverse cose successe: tra l’abbattimento delle tribune e l’impossibilità di giocare sul nostro campo, la società non ha mai mollato di testa e sta lottando per ripristinare le cose”.

“Il mio sogno – conclude Francesco – sarebbe quello di tornare a giocare nel paese. Mi sento un “cerbaiolo adottato”, spero di continuare il più possibile a sognare con questa maglia. Quella scelta di cuore fatta tanti anni fa, nel calcio che è oggi, si è rivelata davvero giusta”.

“L’unica cosa che è cambiata è l’età: non essere più giovanissimo e quindi avere dolori e acciacchi più frequenti mi destabilizza un po’” scherza.

Ad agosto la squadra si riunirà per iniziare la consueta preparazione e per continuare a sognare nel loro terzo anno di Promozione. E Francesco sarà come sempre in testa al gruppo, a dare l’esempio.  

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