FIRENZE – La prima estate da allenatore passata insieme alla famiglia, lontano dai luoghi di preparazione e dalle amichevoli precampionato. Incredibile pensare tutto quello che sarebbe successo dopo.
Invece ad Alessandro Francini è andata proprio così. Nessuna squadra nell’estate scorsa, dopo la separazione con l’Antella a gennaio 2025 e un paio di trattative sfumate sul più bello. E poi improvvisamente, in autunno, la chiamata dell’Audax Rufina per costruire insieme una storia da sogno: un “double” coppa-campionato in Promozione che è un premio per pochi eletti.
Ha ancora la voce emozionata e gli occhi che brillano, raccontando quello che è successo. Una storia fatta di momenti e di date, che ricorda una per una.
Quando c’è il primo contatto per prendere il posto di Tognozzi (che poi nella seconda parte di stagione ha portato la Sansovino alla finale play-off contro il Grassina), Francini chiede solo una cosa: di poter portare con sé il fido Filippo Marini, l’altra metà della panchina (“il mio capitano, quello che dedica il suo tempo allo studio degli avversari, che fa vedere ai calciatori quello che si troveranno di fronte la domenica successiva”).
L’esordio è il 26 ottobre in casa del Montagnano, “per me la squadra più forte, insieme alla Sinalunghese”. Il concetto da far passare ai ragazzi è semplice: “A loro prima della partita ho detto solo questo: divertitevi e sognate. Ognuno giochi per il suo sogno”.
Sarà quella la chiave su cui costruire un capolavoro sportivo: “Nei calciatori avevo notato subito la totale perdita di entusiasmo, come fossero rimasti schiacciati dalle aspettative”.
Da lì inizia qualcosa di magico: alla fine saranno 29 partite totali, con 19 vittorie, 9 pareggi e una sola sconfitta. Quella sola sconfitta arriva il 30 novembre in casa contro il Casentino e i bianconeri scivolano a -8 dagli aretini.
La svolta? “Due settimane dopo, il 14 dicembre contro la Sinalunghese. Vinciamo 4-2. E tre giorni dopo li battiamo ancora nei quarti di Coppa Italia, pure in dieci”.
L’avvio del girone di ritorno è micidiale, anche se la testa della classifica è sempre fluida ed elastica: arrivano 6 clean sheet di fila, un percorso che vale l’arrivo in testa alla classifica davanti al Casentino. E poco dopo, il 18 febbraio, viene conquistata la finale di Coppa vincendo sul campo del Lebowski ai rigori, con Pecorai, portiere “di coppa” arrivato a dicembre (insieme a Travaglini) e che con Francini era già stato protagonista alla Rondinella, che para il rigore decisivo a Calbi: “Personaggi, segnali, episodi: nulla pareva casuale”.
Ma non è discesa, anzi. Segue un momento di crisi che coincide con lo stiramento di Fioravanti, “un giocatore che, non fosse per gli infortuni, non c’entrerebbe nulla con queste categorie”. Lì davanti si va punto a punto: i bianconeri fanno solo tre punti in tre partite e il Casentino controsorpassa. Il calendario va via veloce. Il 22 marzo c’è lo scontro diretto. Finisce 0-0, gli aretini restano avanti di due punti e a fine partita festeggiano, come il traguardo fosse ormai quasi lì a un passo.
Ma la stagione è infinita. C’è la sosta di Pasqua e la finale di Coppa Italia, con la capolista del girone A, la Lampo Meridien. “Per farcela su tutti i fronti serviva un aprile da sogno”. L’8 aprile al Due Strade decide un gol di Di Vico. “Anche qui è un segno. Non fa gol bomber Ceramelli, ma Di Vico, il nostro anti-eroe”.
Il 12 aprile è di nuovo aggancio al vertice, grazie anche al Cortona che ferma sull’1-1 il Casentino.
Ormai l’Audax Rufina viaggia quasi in automatico, convinta e determinata: “A Sinalunga vinciano 3-0, con una prestazione incredibile. E al fischio finale i ragazzi nemmeno festeggiano. Ormai tutti abbiamo in testa solo l’obiettivo del campionato”.
E quando il campionato finisce, ci vuole lo spareggio, a Monte San Savino. Prima della partita si fa di nuovo male Fioravanti, durante la partita finisce fuori Gori, Falcini finisce la partita nonostante il malleolo rotto. “Ma ormai il sogno era lanciato. Anche se al 105′ ormai iniziavamo a pensare ai rigori. All’ultimo intervallo ce lo siamo detti che serviva un guizzo”. E il guizzo stavolta è davvero di Ceramelli, con una girata strepitosa al 110′ che vale il ritorno in Eccellenza.
“Abbiamo dato ai ragazzi quel sogno – spiega Francini – La Rufina non era la squadra più forte del girone in teoria ma ha dimostrato di esserlo nei fatti. In squadra c’erano sette giocatori che erano retrocessi due anni prima: è stato necessario riaccendere il loro la passione, la voglia di giocare. E ho visto quella passione crescere in tutto l’ambiente, dal presidente Innocenti a tutta la dirigenza, a chi ci era lì con noi. E’ stata questa la nostra forza, oltre ovviamente al lavoro serio svolto in campo e negli allenamenti giorno dopo giorno”.
Per Francini, che dopo gli anni “in casa” alla Settignanese, era stato capace di portare la Rondinella dalla Prima Categoria all’Eccellenza, restava un sogno a parte.
Vincere la Coppa Italia, nello stadio della Rondinella. E al fischio finale indicare il cielo: “Volevo quel trofeo per dedicarlo a Lorenzo Bosi, la persona che più a creduto in me nel mondo del calcio e che era scomparso all’improvviso pochi giorni dopo il mio arrivo a Rufina. Una partita secca, in quello stadio. Non esisteva modo migliore”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA


























































