FIRENZE – “Il mio sogno più grande è riportare in alto la Rondine”: lo aveva detto a SportChianti esattamente sei anni fa, il 13 aprile 2020, quando la Serie D era lontana tre categorie.
Alessio Mamma, direttore sportivo biancorosso che ha appena festeggiato insieme domenica scorsa compleanno e vittoria del campionato di Eccellenza, ha decisamente portato a termine la sua missione.
E quell’articolo pubblicato sul nostro sito, e ogni tanto riletto con attenzione, era rimasto a indicargli l’obiettivo da inseguire.
“Gioia, è questa la parola giusta” dice adesso, dopo che l'”altra” squadra di Firenze è tornata nella categoria più grande del dilettantismo, a vent’anni di distanza dall’ultima volta, mentre lui ha sofferto come un matto partita dopo partita (“Una sofferenza che non è paragonabile a quella da calciatore, quando almeno sai che in campo puoi fare qualcosa direttamente per la squadra”).
“Sento grande entusiasmo in questi giorni – spiega – grande attenzione da parte dei media e della gente nei confronti della nostra società, tanti attestati di stima che sono sinceri: d’altra parte non potrebbe essere diversamente, la Rondinella è un patrimonio della città di Firenze”.
Una partenza super (otto vittorie di fila), poi la capacità di essere più forti del destino (dalla scomparsa del presidente Bosi ai tanti infortuni gravi, da Bartolini a Vezzi e Zellini): “Quando vinci un campionato non è mai merito di una o due persone – va avanti – ma di tutto l’ambiente: vuol dire che ognuno ha fatto la sua parte. Con Lorenzo Bosi ci sentivamo cinque o sei volte al giorno: all’inizio dell’anno gli avevo detto che mi stavo innamorando di questa squadra. Capivo che era una squadra importante e sapevo che ce la saremmo giocata probabilmente con Sansovino, Antella e Mazzola”.
“Dopo i play-off della stagione passata – racconta – avevamo cercato di costruire la squadra in maniera intelligente: sfruttando i punti di forza e inserendo sugli esterni giocatori come Nannelli e Ricchi per sostenere un centravanti potente come Polo. Poi nei momenti difficili è stata brava la società a permettermi di intervenire sul mercato con gli arrivi di Tofanari e Rufini, per dirne due”.
“Poi in questi anni – aggiunge – ho avuto anche la fortuna e l’onore di avere due allenatori come Francini prima e Tronconi adesso che sono stati un valore aggiunto. Oggi lo staff è davvero di qualità superiore, in questo modo si fa un calcio diverso e di alto livello”.
Dopo gli anni belli di un Atletico Impruneta sempre protagonista in Prima Categoria (“tra le più grandi soddisfazioni ci metto però la salvezza nel primo anno contro la Gallianese”), Alessio Mamma era ripartito dalla chiamata di Bosi per riportare in alto la Rondinella, nell’estate del ’19: “Non mi ha mai stressato con l’idea di vincere, non mi ha mai chiesto di raggiungere per forza un risultato. Si sapeva che il progetto era quello di provarci fin da subito, questo sì. Dopo il covid ci siamo ritrovati subito in Promozione, poi vincemmo al primo tentativo i play-off e gli spareggi, poi una crescita costante in Eccellenza”.
Sempre sul filo della continuità: in questi anni solo un cambio di allenatore (Gutili), così come Mamma in carriera si è sempre legato a lungo alle società con cui ha lavorato: “Mi affeziono alle maglie e agli ambienti. È successo all’Impruneta dove ero stato anche capitano da giocatore, è successo alla Rondinella, colori che un fiorentino, anche se di Santa Croce come me, non può non amare accanto a quelli viola”.
Da Bellariva a Impruneta (via… Fiorentina), il viaggio nel calcio di Alessio Mamma
Aver perso improvvisamente il presidente è stato un motivo in più per cogliere questa vittoria: “Era un grande dirigente, un anticipatore. Ci ha dato uno stile: ma i dirigenti che adesso hanno preso il suo posto sono di famiglia e hanno in Lorenzo la loro stella polare. Lorenzo era così bravo: noi adesso dobbiamo essere altrettanto bravi e pensare sempre al “noi” e non all’”io”.
Intanto la passione per il biancorosso ribolle: “La società ha lavorato bene e innescato un tam-tam importante sui social e verso i giovani, anche diversi vecchi ultras sono tornati, affiancandosi a quelli che non se n’erano mai andati. Ci siamo sempre sentiti sostenuti. E chissà l’anno prossimo quando magari affronteremo piazze come Prato, Lucchese, Siena, quanta gente ci sarà allo Stadio delle Due Strade”, già immagina.
A livello personale è stata la soddisfazione più grande: “Ne ho avute diverse nella mia vita calcistica: l’esordio in C a Modena con la maglia del Montevarchi, la prima maglia viola indossata da ragazzino, il campionato vinto all’Impruneta. Ma questa supera tutte: qui dentro c’è l’amicizia, c’è Lorenzo, c’è la mia città. La felicità è legata a pochi attimi ma poi dura per sempre: il 12 aprile 2026, giorno del mio compleanno tra l’altro, resterà per sempre nella storia quel giorno in cui la Rondinella è tornata in Serie D”.
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