GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – Tanto, tantissimo rosso e verde. Come aveva chiesto lui.

Si sono svolti oggi, venerdì 15 marzo, in un pomeriggio in cui la primavera sembrava ancora molto lontana, i funerali del presidente del Grassina, Paolo Casini, morto mercoledì all’età di 76 anni.

Prima nella chiesa di San Michele Arcangelo. Poi sul terreno di gioco, nel campo sportivo dietro alla casa del popolo.

Grassina, il Grassina Calcio, le Brigate Rossoverdi (“Sarà dura adesso senza la nostra figura di riferimento: fai buon viaggio Paolo, i tuoi ragazzi”): sono venuti in tantissimi per un ultimo saluto pieno di gratitudine.

Gratitudine che traspare in ogni parola scritta dal Grassina Calcio, nel suo messaggio di addio al “presidentissimo”.

“Prima e dopo la tragica notte dell’alluvione – iniziano – quella che ha provato a portarci via sede, trofei, campo, blasone e ricordi, abbiamo aperto gli album fotografici di casa Grassina”.

“Osservando le nostre foto – riflettono – abbiamo notato che le squadre passavano. Scuola Calcio, settore giovanile, poi gli scatti dei più grandi. Ogni anno centinaia di nuovi nomi. Di nuovi volti. Di nuovi ruoli. Tranne uno”.

“Paolo Casini è stato dirigente – scrivono ancora dalla società rossoverde – addetto stampa, presidente, presidentissimo, patron, uomo immagine, bigliettaio, accompagnatore, formidabile aiuto nella ricerca di sponsor, responsabile di lotterie e organizzazione di eventi, maestro di matematica per calciatori ai quali i conti non tornavano”.

“Non proviamo a calcolare quanti ragazzi abbia visto passare in rossoverde – aggiungono – perché non abbiamo le capacità matematiche che aveva lui”.

“Però possiamo scrivere di storia – riprendono – Quella che lui ha contribuito a raccontare insieme a noi. Paolo Casini è stato una colonna di Grassina e del Grassina. Quello che ti chiamava la domenica sera per commentare la prestazione dei ragazzi. Che non risparmiava mai un complimento e se non mandava giù l’amarezza per una sconfitta si lasciava andare a qualche lacrima. Perché lui il paese lo sentiva per davvero. Nessuno sentirà mai più Grassina e il Grassina come lui”.

“Se doveste mai raccontare chi era Paolo Casini ai vostri figli – sottolineano – ai vostri nipoti, ai vostri amici, ai vostri fidanzati, ricordatelo col sorriso mentre vi spiegava che la partita di domenica sarebbe stata decisiva per la stagione”.

“Mentre in paese – rilanciano – fermava un paio di calciatori motivandoli per l’allenamento; mentre ai negozianti ricordava quanto fosse importante supportare la società; mentre provava a far entrare nella testa di uno studente distratto che i numeri, nella vita, servono sempre”.

“Se doveste mai raccontare chi era Paolo Casini, parlate d’amore – conclude il Grassina Calcio – Perché quello c’è sempre stato. Così come il nome di Paolo, colorato di rossoverde su tutti i ricordi del Grassina”.

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