Il Maestro Ilio Semino

Una splendida riflessione sul karate del Maestro Ilio Semino. Sul suo motivo profondo. Sui suoi riti.

Da leggere. Da parte di chi lo pratica. Di chi fa un altro sport. Di chi non fa sport. Perché ci racconta, anche, il senso della vita.

Grazie Maestro. Ci permettiamo di condividerla per darle la diffusione che, secondo noi di SportChianti, merita.

Karate, a me piace così com’è: con le sue cerimonie, i suoi dogmi, la sua filosofia, il suo abito tradizionale, le cinture e le parole giapponesi.

Le tecniche ripetute infinite volte, le parate che non servono, le posizioni inutili, i colpi che sono “finti” e i kata, che non si sa perché si pratichino, visto che non servono a niente.

Però, da oltre cinquant’anni, a me piace così e lo faccio con impegno e diligenza. Mi divertono quella specie di combattimenti dove chi attacca dice che cosa fa e l’altro para perché lo sa già; le applicazioni dei kata che sono veramente improponibili, perché i cattivi stanno lì ad aspettare di prenderle mentre il “fenomeno” li colpisce, per finta ovviamente, con tecniche che, se fossero utilizzate sui ring o nelle gabbie, farebbero morire dal ridere il tatuato avversario di turno.

A me stimolano la creatività, la fantasia, l’intuizione, anche se non servono a nulla. Mi è piaciuto praticarlo da ragazzo, perché non venivo emarginato per un mio difetto fisico, come era accaduto in altri “sport”, anzi!

Esperti e competenti karateka mi sostenevano e incoraggiavano a continuare, considerandomi uno del “gruppo”, trattandomi e colpendomi in allenamento come colpivano i “normali”, senza sconti, per essere poi contenti quando i colpi li subivano loro.

Mi piace insegnare Karate come l’ho imparato da Maestri che credevo inarrivabili e invincibili, che rispettavo e invidiavo e che mai avrei potuto immaginare che un giorno mi avrebbero stimato e rispettato e considerato come uno di loro.

Conoscerlo mi ha consentito di proporlo ad altri che non credevano in loro stessi, che avevano bisogno di un esempio e di qualche cosa che li aiutasse a superare i loro disagi, fisici o sociali o psicologici e che, grazie anche a Karate, sono stati meglio e poi hanno continuato a praticarlo con entusiasmo.

Amo Karate perché spesso mi ha consolato e ancora oggi mi consola, mi tiene compagnia, mi induce a leggere e studiare e approfondire, a migliorarne alcuni aspetti, a fare nuove conoscenze, mi stimola a essere una persona migliore, più aperta e disponibile verso gli altri… Mi riscalda il cuore.

Praticare la tecnica di Karate mi fa muovere il corpo nella maniera in cui, per età e acciacchi mi è possibile fare, senza giudicarmi, senza pretendere di più, se non la certezza del mio impegno: mi lascia decidere se dimostrare pubblicamente, con tanta fatica e molti errori, quello che sono capace di fare, ovvero mi consente di lasciare intendere di essere bravissimo, affermandolo senza farmi vedere da nessuno.

A lui non importa: lascia che sia una decisione mia, una mia responsabilità.

Non so se i miei anni di karate e tutti quegli inutili esercizi, mi permetterebbero di difendermi da un’aggressione sbaragliando il delinquente.

Mi illudo che potrebbero servirmi a evitarla, a negoziare una soluzione non violenta, ovviamente, assecondando il rapinatore ed evitando che qualcuno si ferisca, sinceramente non lo so… .

Ma se un giorno accadesse e tutto questo non mi dovesse servire, me ne farò una ragione, consapevole del fatto che Karate non costruisce superuomini invincibili, ma cerca di far sì che le persone crescano giuste, sincere, garbate, socialmente positive e in salute per un tempo più lungo possibile.

Maestro Ilio Semino

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