PONTE A EMA (BAGNO A RIPOLI) – Ponte a Ema si è svegliata mercoledì 17 maggio in attesa del Giro d’Italia, punteggiata di rosa in memoria di Gino Bartali.

Fin dalle otto del mattino il piccolo borgo si è animato di tante persone. Anche molti stranieri che, prima di prendere posto lungo la via Chiantigiana, hanno voluto visitare il Museo del ciclismo ”Gino Bartali”.

Anche l’ultimo parrucchiere Filippo Bruno, di cui si serviva “Ginettaccio”, ha tirato su la saracinesca presto: “Io sono arrivato a Ponte a Ema dalla Sicilia nel ’58 – ci dice – Bartali veniva da me a tagliarsi i capelli, era un uomo buono”.

Confidenze dal parrucchiere? “L’unica cosa che gli ho chiesto – ci dice sorridendo – è stata se era vero che era nato nella casa qui di fronte, dove c’è una targa, perché giravano voci che non era quella. Ma lui mi confermò che era nato proprio lì. Quando veniva a tagliarsi i capelli andava sempre anche a trovare il suo amico Marino, che aveva una macelleria qui vicino”.

Sotto l’entrata del Museo abbiamo trovato anche un sacerdote, don Attilio, della parrocchia di San Mattia di Roma. E’ venuto fino a Ponte a Ema offrendo un quadro al Museo: ritrae Gino Bartali. E a breve aprirà il primo oratorio in Italia intitolato proprio a Gino Bartali.

“Tutto questo con il consenso della Curia di Roma, anche perché presto si aprirà una causa per la beatificazione di questo grande uomo e ciclista” puntualizza don Attilio posando per una foto con il presidente del Museo Andrea Bresci.

Altro personaggio che abbiamo incontrato è Libero Volante, 89 anni pieni di energia: “Ho conosciuto Bartali perché avevamo la stessa passione per il ciclismo – ci racconta – spesso si fermava al ristorante di mia moglie, “Zocchi” a Pratolino, e mi cercava per andare ad allenarmi con lui”.

“Io però avevo quindici anni meno – ci dice ancora Libero – andavo forte e gli piaceva come andavo. Nacque tra me e lui una bella amicizia, ogni tanto anche sua moglie mi telefonava per farmi gli auguri”.

Ci dice anche che “ho corso per quattro anni con la “Viscontea”, ho disputato una sola gara però: non mi piaceva cosa prendevano per gareggiare, così preferii ritirarmi e mettere su famiglia!”.

E con Bartali dove andavate ad allenarvi? “Per il San Baronto, un giorno con noi venne anche Fausto Coppi. Gino era un po’ “restio”, ma Fausto era un signore della bicicletta”.

Presente anche un gruppo di ciclisti del “Pedale vintage di Firenze”, guidato dalla vice presidente del Giro d’Italia d’Epoca Michela Piccioni, arrivati per una staffetta in memoria di Gino Bartali, per il Giro d’Italia e il Museo di Ponte a Ema.

Pezzetti di storia che per un giorno come un puzzle si sono ricomposti in una grande festa. Fino al via, con la bandiera agitata dal sindaco di Firenze Dario Nardella, insieme al presidente del consiglio regionale Eugenio Giani e al sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini.

Antonio Taddei

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