CERBAIA (SAN CASCIANO) – Alzi la mano chi, a un certo punto di questa annata calcistica, avrebbe scommesso sulla salvezza del Cerbaia nel girone B di Promozione.
In diversi momenti relegata anche all’ultimo posto in classifica, la squadra è stata affidata alle mani di colui che in Promozione l’aveva fatta salire, dopo l’addio di Silvio Cei.
Da metà novembre infatti sulla panchina cerbaiola è tornato a sedere Francesco Sacconi, artefice della vittoria nel campionato di Prima categoria 2023/24 e della splendida salvezza in Promozione nel 2024/25.
Ma la situazione era davvero complicata. L’arrivo di Sacconi e una mezza rivoluzione sul mercato, guidata dal ds Maurizio Maestrelli, hanno posto le basi per una salvezza miracolosa.
Arrivata domenica scorsa, nel playout vinto in trasferta (quindi con un solo risultato utile possibile) nel derby contro la Ginestra Fiorentina. Una salvezza che ci facciamo raccontare dallo stesso Sacconi.
Mister un aggettivo per descrivere questa salvezza con il Cerbaia…
“Resiliente”.
Dica la verità, che percentuale dava alla squadra di salvarsi quando è arrivato a campionato in corso?
“Io ho sempre pensato ci si potesse salvare. Sono tornato con entusiasmo. Anche nei momenti difficili il merito della squadra, dello staff, della società, è stato quello di crederci sempre. Non c’è mai stata una volta, anche quando eravamo ultimi, in cui abbiamo detto che era finita. L’obbiettivo era arrivare ai playout, e lo abbiamo fatto: la salvezza diretta ovviamente era difficile, i playout erano la strada”.
La domenica prima del playout avevate perso 5-1 in casa contro il Castelfiorentino: come ha lavorato per far arrivare i ragazzi pronti al derby-salvezza contro la Ginestra?
“Io credo che la chiave di questa salvezza al playout sia stata quella di iniziare a lavorarci dal dopo Barberino Tavarnelle, dove abbiamo fatto una grandissima prestazione. Abbiamo affrontato le due settimane prima della partita pensando solo a quella. La gara contro il Castelfiorentino non è stata neanche presa in considerazione. E’ stata la nostra strategia: quella partita lì l’abbiamo vissuta come una amichevole. La testa doveva essere concentrata sullo spareggio finale: e quando ci siamo arrivati, eravamo pronti mentalmente. Consapevoli, con la fame e l’ossessione. Ci si pensava da tanto”.
Cosa ha provato al fischio finale?
“E’ stata una liberazione. Io con questo paese, con questa società, ho un rapporto d’amore. Molto forte e particolare. Una storia molto bella. Sentivo proprio il peso di dovercela fare: ma non perché la società mi avesse messo pressioni, anzi. Ma perché noi siamo stati quelli che il Cerbaia in Promozione ce l’hanno portato, e sarebbe stato terribile essere quelli che lo facevano retrocedere. Giocare di fronte a uno stadio pieno di nostri tifosi ha mostrato una volta di più l’affetto incredibile di questo paese, che doveva essere orgoglioso di noi”.
Sente di dover dire grazie a qualcuno in particolare?
“Alla mia famiglia, che mi è sempre stata vicino in un’annata così difficile. Alla fine positivo, ma resiliente anche per me. Al paese, ai tifosi, sempre al nostro fianco anche quando eravamo ultimi. Alla società, da chi si occupa della scuola calcio fino agli Juniores. Al direttore sportivo Maurizio Maestrelli e al presidente Luca Presciutti, che mi hanno sempre fatto sentire il loro appoggio. Mi hanno fatto sentire unico, in un momento non facile. Allo staff, che in alcuni elementi ho ritrovato, come Gabrio il preparatore dei portieri o Paolo il massaggiatore; e nei nuovi che ho trovato, come il vice Sabatini. Infine, ma non per ultimi ovviamente, ai miei giocatori: sono loro la parte preponderante. Puoi sentirti un generale, ma senza i soldati che ti seguono vai da poche parti…”.
E ora? Il prossimo anno la vedremo in panchina a Cerbaia? In questa Promozione voluta così fortemente fino all’ultimo secondo disponibile?
“Questa settimana abbiamo deciso di godercela, la prossima ci incontreremo”.

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