Insieme in pedana: Marta Pagnini è la seconda da sinistra, Sara Bartoli la seconda da destra

MERCATALE (SAN CASCIANO) – E’ un ricordo commovente quello che l’ex capitana della nazionale azzurra di ginnastica ritmica, le “Farfalle”, Marta Pagnini, traccia di Sara Bartoli.

La trentenne mercatalina con un bellissimo passato nella ritmica, che mercoledì 27 luglio è rimasta vittima di un terribile incidente stradale, investita mentre stava correndo sulla SP92, la Grevigiana per Mercatale.

Una morte, quella di Sara Bartoli, che ha lasciato senza fiato la comunità di Mercatale, dove viveva. Tutto il comune di San Casciano. Ma non solo.

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In tutta Italia è arrivata l’eco di questa terribile notizia. Fino a Marta Pagnini, che ha deciso di ricordarla così.

“Avevo circa 15 anni ed erano le ultime stagioni da individualista, anche se non lo sapevo.

Mi allenavo in doppia seduta quotidiana ad Arezzo, dove mi ero trasferita senza la mia famiglia e questa era parte della mia squadra.

Ognuna di loro mi ha lasciato qualcosa di prezioso che tengo stretto nel cuore.

Beatris detta Betti, sulla sinistra, una ginnasta con una grande personalità. Un mix direi perfetto di potenza ed eleganza… volava sulla pedana.

Si allenava e viveva con me, la ammiravo tanto, aveva tutto ciò che a me mancava. Qualche volta, quando non mi vedeva nessuno, provavo a rifare alcuni passaggi dei suoi esercizi che mi sembravano difficilissimi.

Alla mia destra Lucrezia, Luli, compagna di vita insostituibile per un periodo troppo breve… l’ho ancora salvata come “sorellina” sul cellulare, perché a quel tempo due anni di differenza sembravano tantissimi!

L’ultima a destra è Eleonora. Ricordo Ele come una ginnasta adulta, che sapeva gestire i suoi esercizi con grande maestria, aveva una maturità innata e mi sembrava molto più grande di quanto fosse, ricordo perfettamente che mi ispirava ad essere più responsabile.

E poi c’è Sara… non ho condiviso con lei tanto quanto ho condiviso con le altre ma ricordo Sara come una ginnasta che c’era.

Quando c’era bisogno di lei non si tirava mai indietro, che fosse per un allenamento o per una gara di Serie A. Una dedizione al lavoro grande.

Non si risparmiava Sara… non mi sono stupita quando l’ho vista diventare una bomba in uno sport di endurance. Una ginnasta, come tutte noi.

La ginnastica ci univa tutte, ci faceva sentire parte di una famiglia, come sorelle che ogni giorno si aiutano a superare le piccole grandi sfide della vita.

E una ginnasta sarà per sempre una ginnasta. Guardavo le sue foto e vedevo ancora quella Sara esplosiva e velocissima che metteva il cuore nella mia stessa pedana. Sara era energia. Anzi, Sara E’ energia”.

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