SAN CASCIANO – C’è una foto sul terreno di gioco della Sancascianese, il comunale di viale Garibaldi. Una foto che solo a guardarla si stringe il cuore. Tanta è la sua semplice bellezza. Che però va di pari passo con lo strazio.

Ritrae Duccio Dini, 29 anni, sorridente. Una faccia pulita, un sorriso timido, un ragazzo che ti immagini tranquillo, pacato: “Se ti vedeva faticare o rimanere indietro era il primo a sostenerti” dice chi ci ha giocato insieme.

Sì, perché Duccio, travolto da un destino atroce a un semaforo poco dopo le 12 di una domenica di giugno, all’Isolotto, mentre stava andando a lavorare, qui a San Casciano ha giocato. Tre anni. E tutti lo ricordano con il cuore.

Quel cuore che ha smesso di battere nel tardo pomeriggio di oggi, lunedì 11 giugno. La notizia della fine di tutto, attesa per tutto il pomeriggio dopo l’avvio del procedimento di accertamento della morte cerebrale, è appena arrivata a San Casciano.

Così come quella che racconta dell’estremo gesto d’amore e generosità dei suoi familiari, che hanno scelto la via della donazione degli organi.

La decisione qui nel “mondo gialloverde” viene presa rapidamente, di getto. Ci sarà poi modo e tempo di onorarne la memoria come si conviene. Viene a portare la testimonianza dell’amministrazione comunale anche l’assessore allo sport Roberto Ciappi.

Ma stasera si gioca la prima giornata della Champions League Fratres: tanti ragazzi come Duccio, innamorati del pallone. E un torneo dal fine nobile, quello di sensibilizzarli verso la donazione del sangue.

Ed ecco che le quattro squadre che giocano alle 21 si uniscono in un abbraccio intorno a quella foto. Per un minuto di silenzio.

E alla fine, mentre parte un applauso dal campo e dalla tribuna, due di quelli che con Duccio hanno giocato si staccano dal gruppo.

E incorniciano quella foto con due sciarpe gialloverdi. Ciao. Duccio.

Matteo Pucci

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