Esultanza al gol di Tahar Gharbi domenica 17 settembre a Impruneta

TAVARNUZZE (IMPRUNETA) – Il pallone raccolto dalla rimessa di un compagno sulla destra, il controllo col petto, un destro un po’ esterno calciato potente, spietato e a scendere implacabile.

Lui che comincia a correre per esultare ancora prima che il pallone si sia insaccato sotto l’incrocio, fuori dalla portata dell’estremo Stefanelli. Fotogrammi nitidi di una domenica pomeriggio.

Tahar Gharbi ha confezionato così la sua seconda prodezza consecutiva domenica scorsa allo Stadio dei Pini di Impruneta.

Sette giorni prima, al “Due Strade”, da fuori aveva silurato in maniera simile la Grevigiana. Stavolta non è bastato per vincere, ma è stato sufficente a lui per entrare già nel cuore dei tifosi grigioneri dopo appena 180 minuti di gioco.

Arrivato al Centro Storico Lebowski dopo una lunghissima militanza nell’Audace Legnaia, il ragazzo cresciuto nella Cattolica Virtus e passato anche per il settore giovanile della Fiorentina, adesso a 31 anni ha arretrato il raggio d’azione e ha già preso in mano le redini della sua nuova squadra.

Tahar, partenza migliore era impossibile immaginarla con la nuova maglia…

“Sto vivendo davvero una bella emozione. Sono molto contento della scelta fatta in estate. Non è stata una decisione facile, anzi: ero a Legnaia da sette anni, ci stavo bene, ero vicino a casa, era la squadra del quartiere a cui mi legano tante belle cose e tanti ricordi. Ma alcune volte, dopo tanti anni sempre nello stesso posto, è giusto cambiare per trovare nuovi timoli. Poi si è aggiunta la voglia di dare una mano a un amico come Andrea Serrau: mi aveva allenato sei mesi a San Donnino in Promozione, era da tanto che mi cercava. Quest’anno è stato il momento giusto per cambiare. A Legnaia è stato deciso un po’ di ringiovanimento nella rosa e io ho preso una nuova strada. Felicissimo di averlo fatto”.

Nella scelta è probabile che abbia influito anche la prospettiva di giocare davanti a una tifoseria come quella del Lebowski che ogni giocatore vorrebbe avere in tribuna?

“Giocare davanti a quel pubblico è un’emozione unica. Ho 31 anni, di campionati ne ho giocati. Eppure ti giuro che domenica, prima di scendere in campo, ero teso, emozionato. Anche più che in Coppa. A Legnaia a volte capitava di giocare davanti a poche persone. Qui ogni domenica è un’emozione”.

Il Lebowski parte con ambizioni non nascoste…

“C’è voglia di far bene. Il gruppo è affiatato, in estate sono arrivati rinforzi importanti. Gli ingredienti sono quelli giusti. La squadra è buona, vogliamo arrivare più in alto possibile”.

Hai ritrovato in grigionero qualche amico?

“I fratelli Montuschi. Hanno un anno meno di me, ma abbiamo giocato insieme alla Cattolica e alla Fiorentina. Poi da avversari quando io ero a Figline e loro a Sangimignano. Ora ci siamo ritrovati da compagni di squadra”.

Quali avversari temi di più?

“Direi Grevigiana, che ho visto bene anche contro di noi, poi la stessa Impruneta che abbiamo incontrato domenica. Quindi Incisa e Dicomano, di cui mi hanno parlato molto bene”.

Serrau ti ha chiesto quest’anno di muoverti in una zona diversa dal solito…

“Ho quasi sempre giocato dietro le punte. Stavolta invece Serrau mi ha chiesto di dare i tempi alla squadra e di dettare gli inserimenti dei compagni. Mi era già capitato due anni fa in Promozione: mi piace e mi fa sentire importante. In più quando posso mi inserisco al tiro, anche se ovviamente adesso c’è da correre di più per arrivare alla conclusione”.

Hai qualche modello in questo ruolo?

“Qualche amico mi prende in giro: mi dice che è normale che quando si invecchia si scali di ruolo. Un modello? Inevitabile dire Pirlo, per la facilità di gioco nel far girare le squadre”.

Quando eri a Figline, sei stato allenato da Leonardo Semplici. Ti saresti aspettato di vederlo arrivare in Serie A?

“Di Semplici ho un bel ricordo: allora ero un giovane ma mi ha sempre trattato come fossi stato un un giocatore maturo. Vincemmo il campionato di Eccellenza, peccato per l’infortunio che ebbi in quella stagione. Semplici era molto ambizioso, ma al tempo stesso si vedeva che aveva sempre voglia di imparare. Sono contento per lui, ha dimostrato che con il cuore e la passione si può arrivare in alto”.

Gabriele Fredianelli

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