PONTE A EMA (BAGNO A RIPOLI) – Papa Francesco e lo sport: la Gazzetta dello Sport ieri ha pubblicato una lunghissima intervista al pontefice su questo argomento, firmata dal direttore Pier Bergonzi.

Un bellissimo viaggio: dai primi ricordi del piccolo Jorge Mario a seguire le partite del San Lorenzo nello stadio El Gasometro insieme al babbo fino ai temi più alti del rapporto tra sport ed etica.

Ma, parlando di sportivi, uno dei pochi nomi fatti dal papa è stato quello di Gino Bartali: vero e proprio modello di uno sportivo che, secondo le sue parole, “ha lasciato il mondo un po’ meglio di come lo ha trovato”.

“Seguo con interesse tutte quelle storie di sport che non sono fini a se stesse – ha detto Papa Francesco – ma provano a lasciare il mondo un po’ migliore di come lo trovano. Quando, durante un viaggio apostolico, sono stato allo Yad Vashem a Gerusalemme, ricordo che mi raccontarono di Gino Bartali, il leggendario ciclista che, reclutato dal cardinale Elia Dalla Costa, con la scusa di allenarsi in bicicletta partiva da Firenze alla volta di Assisi e faceva ritorno con decine di documenti falsi nascosti nel telaio della bici che servivano per far fuggire e quindi salvare gli ebrei. Pedalava per centinaia di chilometri ogni giorno sapendo che, qualora lo avessero fermato, sarebbe stata la sua fine”.

“Così facendo – prosegue – offrì una vita nuova a intere famiglie perseguitate dai nazisti, nascondendo qualcuno di loro anche a casa sua. Si dice che aiutò circa ottocento ebrei, con le loro famiglie, a salvarsi durante la barbarie a cui vennero sottoposti. Diceva che il bene si fa e non si dice, se no che bene è? Lo Yad Vashem lo considera “Giusto tra le nazioni”, riconoscendo il suo impegno. Ecco la storia di uno sportivo che ha lasciato il mondo un po’ meglio di come lo ha trovato”.

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Redazione
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