FIRENZE – Se n’è andato all’età di 92 anni Fino Fini, per tutti ‘Il Dottore’.

Medico della Nazionale Juniores dal 1958 al 1970 e medico della Nazionale italiana maggiore per venti anni, dal 1962 al 1982, la figura di Fino Fini è stata legata in maniera indissolubile al Centro Tecnico Federale di Coverciano, di cui è stato direttore per quasi trent’anni, dal 1967 al 1995, curandone ogni dettaglio, dall’organizzazione della struttura che ha ospitato i raduni dell’Italia calcistica alla gestione della Scuola Allenatori federale, essendo stato nello stesso periodo anche segretario del Settore Tecnico Figc.

Con l’ampliamento del Centro Tecnico in occasione dei Mondiali di Italia ’90, ebbe l’idea di creare un museo che potesse ospitare al suo interno tutti i cimeli per ricordare la storia azzurra, dai primi trionfi degli anni Trenta alla rinascita di fine anni Sessanta, fino alla terza stella conquistata in Spagna nel 1982. Un sogno fatto di doni, di chi quelle esperienze le aveva vissute in prima persona, diventato realtà il 22 maggio 2000, quando il Museo del Calcio venne inaugurato.

Il rapporto del Dottor Fini con i calciatori e le calciatrici che hanno vestito la maglia azzurra è sempre rimasto stretto, legato da un amore incondizionato verso il gioco del calcio; tanto che nel 2006 Fabio Cannavaro, per caricare i propri compagni prima della spedizione mondiale in Germania, promise a Fino Fini che avrebbe portato al Museo tutto ciò che avrebbe indossato in finale. E così fece.

Se ne va una persona carismatica, unica, stimata a livello internazionale, tanto da essere stato componente della Commissione Tecnica dell’UEFA dal 1972 al 1995 e componente della Commissione Consultiva Medica della FIFA dal 1978 al 1995. Tra i suoi innumerevoli pregi ha avuto quello di trasformare una sua idea innovativa, come quella del Museo, in una comunità fatta di persone unite nell’amore verso il calcio e la maglia azzurra.

“È un giorno triste per Coverciano, l’Azzurro e il calcio italiano. La scomparsa di Fino Fini – ricorda il presidente federale Gabriele Gravina – è una grave perdita per il nostro movimento, per quello che ha fatto da medico della Nazionale e poi da segretario del Settore Tecnico, e come ideatore del Museo del Calcio; ma anche per la sua passione, il suo entusiasmo e la sua infinita cultura. Voglio ricordarlo con la cura, che sconfinava quasi nella gelosia, con cui si prendeva cura dei cimeli del Museo, di cui conosceva benissimo l’origine e l’epica che amiamo celebrare. In questo atteggiamento, che per anni gli abbiamo anche scherzosamente criticato, c’è il suo più grande lascito: l’unico modo per conquistarci un futuro radioso è conoscere e tutelare la nostra storia. Grazie di tutto, ciao Fino!”.

“Fino Fini – sottolinea il vice presidente della Fondazione Museo del Calcio, Matteo Marani – è stata una figura alta e preziosa per la memoria del calcio italiano e per la diffusione della sua cultura. Dobbiamo a lui l’ideazione e lo sviluppo della più grande raccolta di cimeli storici della Nazionale azzurra. Un grazie per tutto quello che ha fatto e ha rappresentato per la storia del calcio”.

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