foto tratta dal sito ufficiale dell'Hellas Verona

ANTELLA (BAGNO A RIPOLI) – Uno dei suoi “mi piace” sul suo profilo personale su facebook è riservato alla pagina dell’Usd Antella (in realtà sulla versione precedente).

D’altra parte tutto è cominciato da lì e dai colori biancocelesti per Samuel Di Carmine, l’uomo copertina di un Hellas Verona a grande trazione toscana (vedi mister Aglietti, altro bomber, quello che stese la Nazionale di Sacchi ai tempi del Pontedera, e l’eterno Pazzini), appena tornato in Serie A dopo aver battuto e ribaltato il Cittadella.

Partì dai Pulcini dell’Antella, Samuel. Per sbarcare poi alla Fiorentina e di lì girare in lungo e in largo per l’Italia (ed oltre) sempre alla ricerca del gol.

Figlio d’arte, Samuel. Perché il padre Emidio, classe 1952, laziale di Amatrice, era attaccante pure lui. Ha giocato in C con le maglie di Livorno, Torres e Acireale. Ma prima ancora nel Cagliari. Per esordire in Serie A nel 72-73 con la maglia rossoblù: una sola presenza, nel curriculum, ma che partita! A Torino contro la Juve. In attacco aveva una certa concorrenza, va capito: Riva, Maraschi, Sergio Gori. E in rosa gente come Albertosi, Niccolai, Martiradonna, Cera, Domenghini, il brasliano Nené.

E a Torino esordì anche Samuel. Con il Torino, entrando al posto di Reginaldo. E poi ancora l’esordio con gol in Uefa contro Elfsborg. Due anni in prima squadra, ma non più di 2 presenze nella massima serie (l’altra volta entrò al posto di Pazzini, vedi i casi del destino).

Ecco allora un gran peregrinare in giro per l’Italia e l’Europa, per questo classe 1988 dal gran fisico che porta scritto “Bagno a Ripoli” sul passaporto: in Inghilterra al QPR, quindi Gallipoli, Frosinone, Cittadella, Juve Stabia, Perugia, Entella, e di nuovo tanto Perugia, prima dello sbarco all’Hellas.

Quasi 90 gol in carriera, tra B e Lega Pro. Il più importante quello di ieri: il 2-0 al Cittadella per volare in Serie A e riconquistarsi quel palcoscenico che ora ormai lontano da 12 anni.

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