TAVARNELLE – Andrea Bacci è un vero uomo di sport. Il presidente del San Donato Tavarnelle è infatti uno di quelli che nel calcio ha portato tutta la passione “accumulata” negli anni. In tutt’altro settore… .

Il primo e grandissimo amore infatti sono stati (e in parte sono ancora) i motori. Cresciuto nell’azienda di famiglia, la Bacci Romano Trasmissioni Meccaniche, ha sempre avuto la testa dentro al mondo-motori. In tutti i sensi.

Classe 1972, a 20 anni ha iniziato a correre. Il primo vero campionato nel 1993: “Ho respirato questa passione in casa – ci racconta – a partire dal lavoro del mio babbo, specializzato nella costruzione dei cambi e preparatore di auto da corsa”.

Anche perché si parla di un’azienda storica per davvero, nata a Tavarnelle nel 1927. Oggi, dalla Sambuca, lavora in ogni parte del mondo.

Il primo campionato italiano Andrea Bacci l’ha corso in salita, con una Fiat 500: “E vinsi l’Assoluto” ricorda.

Da qui inizia un racconto speciale di Andrea. Che ricorda ogni passaggio, ogni week end di gare. Tutto. Una sorta di “computer motoristico”.

“Nel 1994 passai al campionato italiano su pista – continua – Mi piaceva di più, stavi in auto più tempo, erano week end lunghi dal venerdì alla domenica. Iniziai con un’Alfa 33, gli autodromi da dentro non li avevo mai visti. Feci secondo. E primo negli under 25. L’anno dopo con la stessa macchina vinsi il campionato. Un italiano su Alfa Romeo. Bello”.

Il binomio si separa nel 1996, con Bacci che passa in Bmw e fa quinto in campionato.

Bacci che è persona limpida e onesta. Un agonista che ama vincere, certo. Ma che non nasconde le sconfitte: “Nel 1997 feci il campionato europeo su Renault, e presi delle batoste disumane. Non sentivo la macchina, non c’era modo di lavorare sulla messa a punto. Per uno come me, abituato a cucirsela su misura, una tortura”.

Basta aspettare però, che il cielo si rischiara: “Il 1998 fu l’anno della svolta. Creammo un gruppo unito, con ingegneri personali e l’autofficina Rally. In particolare con Stefano Landi. Partimmo con un progetto Peugeot studiato su tre anni, per il campionato italiano. Nel ’98 studiammo l’auto, poi vincemmo nel 1999, nel 2000, nel 2002 e nel 2003″.

Si cambia auto (dalla 306 alla Peugeot 206): 2004 di sviluppo, vittorie nel 2005 e nel 2006.

“Nel 2007 – prosegue Bacci – iniziammo un percorso con Bmw, debuttando ufficialmente nel 2008”.

E, come dicevamo prima, tante vittorie ma anche alcune sconfitte brucianti: “Il 2010 – racconta Bacci – è l’anno del mio grande rammarico. Ultimo week end, Monza. Siamo quattro in lizza per la vittoria finale, io ero quarto in classifica… . Il sabato vinco gara uno, e gli altri fanno male: tanto che in gara due mi bastava il secondo posto. Sono secondo, ultimo giro e… si spegne l’auto”.

Disperazione e morale sotto ai tacchi. Come una sorta di maledizione, visto che l’anno dopo è bruttissimo. Ma il sole torna nel 2012, “quando tornammo alla vittoria, sempre nel campionato italiano turismo”.

Da lì il nuovo salto nel campionato europeo con Mercedes, con il campionato portato a termine nel 2013. Ultimo campionato italiano turismo ufficiale (per adesso) è quello del 2016: vittoria finale su una Giulietta dell’Alfa Romeo.

Intanto gli impegni lievitano, sia a livello lavorativo che con il San Donato Tavarnelle. Una passione vera anche quella, per una società in cui la prima squadra deve essere la punta di diamante di un progetto che guarda ai giovani e al territorio nel suo complesso: “Ma se mi chiamano a correre – dice Andrea sorridendo – parto anche domani!”.

Anche perché ad appassionarlo c’è tutto il “circus”: “Io ho sempre amato il paddock, il vivere insieme al team, mangiare nel motorhome. Quello stare assieme per una passione comune”.

Piste preferite? “Imola e Monza. Ad Adria ad esempio sarò salito sul podio una volta in tutto”.

Scaramanzie? “Su scarpe e guanti da indossare, sulla scarpa da allacciare per prima, su come salire in auto ma… non ve le racconto”.

Perché, come ci dice Andrea salutandoci, “l’adrenalina che questo sport ti mette in circolo è unica. C’è la paura, la voglia di andartene mentre sei lì ad aspettare il semaforo verde. Poi quel verde scatta e… sei nel tuo mondo”.

Matteo Pucci

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