ANTELLA (BAGNO A RIPOLI) – Proprio nel pomeriggio di 69 anni fa, il 4 maggio del ’49, succedeva la tragedia di Superga: l’aereo che riportava a casa da Lisbona il Grande Torino, dominatore del campionato italiano nel Dopoguerra (cinque scudetti di fila a cavallo degli eventi bellici), si schiantava contro la basilica che sovrasta la città piemontese, uccidendo tutta la squadra, i tecnici, i giornalisti e l’equipaggio a bordo.

Ma non tutti forse sanno che un piccolo grande frammento di quella squadra leggendaria è vicino a noi.

Al Cimitero Monumentale di Antella, infatti, riposa uno dei giocatori più rappresentativi del Grande Torino.

Quasi tutti i giocatori di quella squadra erano del nord Italia, ma ce n’era uno legatissimo a Firenze, pur essendo pure lui veneto di nascita.

C’è un gagliardetto del Toro, attaccato alla lapide di marmo, a fare compagnia oggi a Romeo Menti, per tutti “Meo”.

Era un’ala destra, una delle più forti della sua epoca: aveva esordito giovanissimo nel Vicenza, in quello stadio che oggi porta il suo nome.

E nel 1938, a diciannove anni, era passato alla Fiorentina (allora in Serie B ma subito promossa), dove era destinato a rimanere per quattro campionati per un totale di 75 presenze a 44 gol in campionato, con la vittoria di una Coppa italia, il primo trofeo della storia viola.

E a Firenze Menti si sposò con Giovanna, vide i figli Titti e Cristiano nascere e la sua famiglia sarebbe sempre rimasta legata alla città toscana, anche quando poi in piena guerra, nel ’41, Meo sarebbe passato al Torino, tornando comunque in viola per la stagione ’45-’46, prima di rientrare a far parte della rosa della squadra più forte della sua epoca.

E contro il Benfica il 3 maggio ’49, nell’amichevole di Lisbona che al Toro costò l’incontro con il destino, fu proprio lui a segnare l’ultimo gol del Grande Toro.

L’ultimo della squadra degli Invincibili, come vennero poi chiamati, perché domati solo dal Destino.

Quando fu ritrovato il suo corpo tra i rottami di Superga, sulla giacca aveva appuntato uno stemma della Fiorentina, a confermare un amore mai finito con i colori viola.

E a Firenze, dove aveva anche esordito in Nazionale nell’amichevole con la Svizzera (festeggiata addirittura con una tripletta personale), Menti ebbe anche un secondo funerale dopo quello comune con tutta la squadra a Torino e seguito da mezzo milione di persone.

Fu salutato infatti anche a Santa Maria Novella, prima di essere tumulato al Cimitero della Misericordia di Antella.

Dove lo ricorda una lapide semplice, con le date di nascita e di morte. E una foto che lo ritrae con lo scudetto sul petto.

Era lui il numero 7 di una formazione che, allenata da Lievesley e dal direttore tecnico Egri Erbstein, è diventata una poesia nel ricordo degli appassionati: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola.

Gabriele Fredianelli

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