Fiorentina a due facce: la luce della festa della Curva Fiesole, il buio di Federico Chiesa

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È sembrata la solita settimana interlocutoria dovuta dalla prima sosta del campionato, ma non lo è stata.

La Fiorentina ha messo in mostra i suoi gioielli più importanti: uno ha brillato clamorosamente, l’altro appare sempre più opaco.

Il gioiello storico che brilla sempre è stata la Curva Fiesole, mostratasi in tutto il suo splendore durante la festa di sabato sera.

Iniziative sociali (toccante il discorso di Luigi Ciatti, padre del povero Niccolò ucciso in discoteca a Lloret de Mar oramai due anni fa), animazione per i bambini (istruttori messi a disposizione dalla società “US Affrico”, che insegnavanoi tennis, basket e pure bocce) e collaborazione con le “Mezze Cacce Fiorentine” la giovane associazione sportiva creata appositamente per i bimbi tra i 6 e i 12 anni che vogliono muovere i primi passi nello sport e nella cultura fiorentina anche e soprattutto attraverso il calcio storico.

Tanti stand alimentari e di merchandising per i più grandi, che erano comunque fin troppo coinvolti nell’organizzazione, nei cori, nel goliardico lancio di fumogeni e ricolmi di uno spirito di appartenenza che non era mai mancato ma che è stato finalmente e giustamente riqualificato a dovere dalla nuova proprietà.

Il clou intorno alle ore 18 quando sono apparsi dal nulla Dario Dainelli e Joe Barone. Due parole di circostanza, una video-telefonata con Commisso che ha salutato tutti e poi Joe di corsa su per le nobili scale della maratona per sbandierare come un vero Ultras.

Sembrano passati 100 anni dalla vecchia proprietà e invece non sono manco passati 100 giorni… .

Ottime le musiche e i DJ Set che hanno divertito dalle 19 in poi i tantissimi presenti. Una festa magica, checché ne scriverà la stampa locale.

Posso affermarlo con totale certezza essendone stato presente seppur non per l’intera durata, pur non essendo un ultras e non condividendone tante scelte nel passato e sicuramente anche nel futuro e pur non essendo neppure un giornalista.

L’altro gioiello fiorentino che invece ha deluso è stato Federico Chiesa.

L’atteggiamento abulico, fumoso e talvolta indisponente che abbiamo visto nelle prime uscite fiorentine post-mercato è continuato bel bello anche in nazionale, dove il nostro ha servito sì e no un paio di palloni buoni in due partite.

In entrambi i casi è stato sostituito da Mancini e a questo punto gli indizi iniziano ad essere troppi: oramai in silenzio da mesi, prestazioni discutibili, voglia di sacrificio scemata drasticamente che ha messo in difficoltà prima Terzic, poi Venuti e infine Ranieri iniziano ad formare una prova: il ragazzo non è sereno.

Quando finirà il periodo della “carota”?

Dario Del Gobbo

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