Roberto Malotti è tornato a “casa”: con il cane Taro, i tifosi, la briscola all’Acli

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“Certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano”.

Cantava così Antonello Venditti. E che la storia d’amore fra Roberto Malotti e il San Donato Tavarnelle non fosse finita era chiaro anche ai sassi.

Del resto dopo sei mesi come quelli vissuti nella scorsa stagione, con la salvezza raggiunta brillantemente, la finalissima di Coppa Italia persa solo per un rigore sbagliato da Nicola Pozzi, era facilmente intuibile.

Ma i risultati sono solo l’ultimo dei motivi per i quali la comunità (e non usiamo questo termine a caso) si è fin da subito legata a questo mister davvero unico.

Burbero, terribile e paterno con i suoi ragazzi, un vero e proprio “muro” davanti al suo spogliatoio, Malotti è entrato da subito in sintonia con l’ambiente “di campagna” che a Tavarnelle è percepibile ovunque (sia chiaro, assieme a una organizzazione da Serie D).

E allora ecco le briscole al circolo Mcl, le amicizie (che peraltro aveva già da anni) in paese,  in particolare con il macellaio “Magura”, le cene, le “leggende” sulle sfuriate del mister. Un amore ricambiato che da mercoledì scorso è tornato “pubblico”.

Sì, perché da mercoledì scorso Roberto Malotti è di nuovo, ufficialmente, l’allenatore del San Donato Tavarnelle: Simone Gori, che ha sostituito per quattro partite l’esonerato Massimo Fusci, gli farà da secondo. E siederà in panchina ancora oggi e la prossima domenica.

E mercoledì all’allenamento delle 14.30 il primo a entrare in campo è stato… Taro, il bellissimo cane del mister. Che qui a Tavarnelle sta come un topo nel formaggio.

Poi, dal 2 dicembre contro il Ponsacco (peraltro l’attesissima sfida con gli ex Matteo Caciagli e Francesco Colombini), Malotti tornerà a consumare quella porzione di campo davanti alla panchina.

E per i colori gialloblù sarà come essere… tornati “a casa”.

Pu.Ma.

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