Giulia passa il testimone della segreteria di Arcoballando: tutta l’emozione del dietro le quinte

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TAVARNUZZE – A fare il tifo dietro le quinte, a organizzare e rispondere alle domande di tutti, a comparire nelle foto accanto alle direttrici Silvia e Simona, è sempre stata, negli ultimi cinque anni, Giulia, “terzo pilastro” di Arcoballando, preziosa anima della segreteria della scuola di danza-centro fitness di Tavarnuzze.

Da quest’anno Giulia Reati ha passato il testimone (ha trovato un nuovo lavoro) ma alla sua scrivania di Arcoballando ha lasciato tanti ricordi e tante emozioni da conservare.

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“Mi viene sempre da sorridere quando penso a quella bambina di cinque anni che portò un regalino di Natale alla sua insegnante e anche a me”, racconta Giulia che prima di essere la segretaria della scuola di danza-centro fitness di Tavarnuzze è stata una delle allieve: “Ho iniziato il corso di hip hop in terza media insieme ad alcune compagne di classe e ho continuato a ballare per quindici anni, eravamo un bel gruppo, la danza è diventata parte di me e Arcoballando in pratica una seconda famiglia”.

Quando nel 2013 la segretaria della scuola è andata in maternità Giulia ha chiesto a Simona e Silvia se poteva sostituirla mentre frequentava i corsi all’Università.

I tre mesi della sostituzione sono diventati poi i cinque anni di lavoro “dietro le quinte”: “La parte più bella sicuramente è stata l’organizzazione degli spettacoli all’Obihall, lo scoprire come da una riunione le idee si trasformano in coreografie e costumi. I retroscena di quegli spettacoli non li scorderò più: faticosi, divertenti, appaganti”.

In un paese dove ci si conosce tutti ricoprire un ruolo nell’organizzazione di eventi che coinvolgono tante bambine, tanti ragazzi e ragazze ha permesso a Giulia di sentirsi parte dello “spettacolo” forse più di quando si esibiva sul palco: “E soprattutto è stato per me importante il rapporto di amicizia e di collaborazione con gli insegnanti, che ringrazio, insieme a ovviamente a Silvia e Simona che mi hanno dato la possibilità di fare questa esperienza quando ero ancora una studentessa”.

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