Denise Bigazzi, da Greve in Chianti alle corse di resistenza a cavallo: la sua storia

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GREVE IN CHIANTI – Denise Bigazzi ha 27 anni. Vive a Greve in Chianti, dove lavora in una enoteca. Appassionata di vino, la sua vita si divide fra etichette e, soprattutto, cavalli.

Sì, perché Denise partecipa a corse di resistenza a cavallo: una sorta di reminiscenza dei tempi in cui l’uomo utilizzava il quadrupede per i grandi spostamenti.

SportChianti l’ha incontrata. E ha scoperto un entusiasmo e una passione a dir poco travolgenti.

Denise, sei reduce dalla vittoria nella categoria Debuttanti 30 Km nella terza tappa del campionato regionale Endurance a Montalcino. Ci puoi spiegare di cosa si tratta?

“L’Endurance è il più antico degli sport equestri, nato secoli fa per necessità, quando le persone avevano questioni urgenti da sbrigare e l’unico modo per spostarsi velocemente era il cavallo. Oggi che non abbiamo più il bisogno del cavallo per spostarci, lo usiamo in ambito sportivo. Endurance significa letteramente “resistenza” e sono corse su chilometri, dove il percorso varia di lunghezza a seconda della categoria: 30 km, 60 km, 90 km, 120 km, 160 km”.

Spiegaci bene…

“Una delle caratteristiche della disciplina è la particolare attenzione alla salute del cavallo. Infatti, ogni 30 km, l’amimale viene sottoposto a un’accurata visita veterinaria in cui vengono controllati i parametri vitali: battito cardiaco, disidratazione, colore della mucosa, lesioni di andatura e movimento intestinale (fondamentale per la salute del cavallo). Se i parametri sono idonei, al binomio cavallo-cavallerizzo viene permesso di continuare la gara, altrimenti l’eliminazione è automatica”.

Come nasce la tua passione per l’ippica? Come sei salita a cavallo?

“La mia passione per i cavalli c’è sempre stata, come la passione per tutti gli animali ma è stato il nonno a fomentare tutto.  La prima volta che sono salita a cavallo avevo 11 anni, su quello che poi sarebbe diventato il mio cavallo: Mac, che i miei genitori mi hanno successivamente comprato e con il quale ho condiviso ben 13 anni della mia vita. E che ho tenuto fino a quando il 1 febbraio del 2015 è morto di vecchiaia. Mac mi ha cresciuta e mi ha reso quello che sono oggi! Devo ringraziare lui per la passione, l’amore e l’impegno che ci metto in questo sport ma con questi animali in primis. All’epoca era il cavallo del vicino di casa della mia amica di infanzia, che pensava prendessi regolarmente lezioni d’equitazione e mi permetteva di montarlo di tanto in tanto. Lei infatti per mancanza di tempo non lo muoveva più. In realtà non sapevo neanche da che parte si salisse a cavallo: da lì la decisione dei miei genitori che, preoccupati per la mia incolumità, decisero di iscrivermi a scuola d’equitazione”.

Dalla passione alle gare: come e perché hai fatto questo “salto”?

“Sono sempre stata una persona molto competitiva, ma la “fissazione” delle gare è iniziata quando, trasferitami per lavoro in un allevamento di cavalli arabi nella provincia di Siena, ho iniziato a montare un mezzo sangue grigio. Ogni volta che lo montavo cercava di scaricarmi in ogni modo: una volta siamo perfino finiti in un fosso perché nessuno dei due voleva cedere (io non volevo cadere e lui mi voleva scaricare): aveva un carattere terribilmente cocciuto che mi ha insegnato la determinazione e a non mollare mai. Dopo un infinito periodo di lotte, quel cavallo si è dimostrato incredibilemte amorevole nei miei confronti. E ogni tanto quando lo penso lo ringrazio ovunque sia ora”.

Quale la soddisfazione maggiore che ti dà questo sport? Quali le emozioni?

“La soddisfazione maggiore che ti dà questo sport è il rapporto con il cavallo ovviamente. E’ incredibile pensare che un animale che può arrivare a pesare 700 kg può essere anche sorprendentemente dolce e collaborativo. Nel convivere ogni giorno con questi animali, vengono fuori delle capacità comunicative che tanti non riescono a comprendere. E quando ci alleniamo e gareggiamo, o anche solo passiamo un pomeriggio in tranquillità al pascolo insieme, le sensazioni sono incredibili. Perché per costruire un rapporto non bisogna soltanto allenarsi e gareggiare, bensì condividere il tempo insieme, per creare e fortificare un rapporto: in questo modo nasce una fiducia reciproca e una simbiosi che sono alla base per competere in questo sport. Sicuramente le emozioni sono infinite, proprio perché abbiamo un animale così grande e problematico da gestire, che potrebbe ucciderti con nulla in qualsiasi momento. E che cambia umore, stato d’animo e tanto altro a seconda delle giornate. Spesso ci troviamo a fare i conti con i loro capricci, che nei cavalli usati per fare Endurance (così detti “ a sangue caldo”, molto più nevrili e irritabili rispetto ad altri) sono molto frequenti”.

Dove potremo seguirti nei prossimi appuntamenti?

“Per adesso il calendario di gare prevede solo tappe in Toscana: la prossima si terrà a Civitella Val di Chiana, ad Arezzo il 10 giugno; il 26 agosto a Grosseto e il 18 novembre a Follonica. Sperando di essere selezionati poi per coppa delle regioni”.

Matteo Pucci

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