Dalla Certosa al Castello di Verrazzano: una ciclostorica speciale fra Firenze e Greve

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GREVE IN CHIANTI – Fare gioielli nelle officine in riva d’Arno per pedalare senza tempo. È a chi lavora con il cacciavite in mano con la stessa maestria con il quale Benvenuto Cellini utilizzava il cesello, che il gruppo Amatori Verrazzano dedica un premio che sarà assegnato in occasione della Certosina, la prima ciclostorica Docg che attraversa il Chianti Classico.

Un premio per i telaisti del passato: “Il telaista è per il ciclista che corre come il sarto per l’abbigliamento, quello che riesce a modellare tubi d’acciaio fino a renderli una bicicletta perfettamente su misura per il corridore”, spiega Luigi Cappellini, capitano del gruppo Amatori Verrazzano e titolare dell’omonimo castello a Greve in Chianti.

Per la prima volta i telaisti fiorentini sono sotto i riflettori di una corsa, “niente gregari o capitani – continua Cappellini – soltanto la sapienza e la maestria di chi riesce con un tocco a rendere unica una bicicletta. Il premio Il Certosino Docg vuole riconoscere il valore di un mestiere che offre all’Italia delle assolute eccellenze che tutto il mondo ci riconosce, alla pari delle macchine col Cavallino o i grandi stilisti della moda. I nostri meccanici e telaisti nascendo all’ombra del Cupolone sono indubbiamente speciali. A Firenze abbiamo avuto nel passato vari Benvenuto Cellini della due ruote, il genio che ha permesso il Rinascimento della bicicletta italiana ha radici indubbiamente fiorentine”.

Perché “biciclette come Bianchi, Campagnolo, Pinarello, sono oggetti di culto, ma i personaggi come Faliero e Alberto Masi e Giotto e Cino Cinelli che hanno scritto pagine uniche del ciclismo eroico sono partiti da Firenze, i maestri “sarti” delle due ruote hanno respirato l’aria d’Arno”.

E la vera differenza di prestazioni la fa il telaista coadiuvato dal meccanico, “con un semplice cacciavite. Mentre con le biciclette di oggi in carbonio ci vuole un ingegnere che magari fa un progetto usando sofisticati sistemi informatici senza neanche toccare la bici”.

I grandi maestri fiorentini delle due ruote. Tra i nomi dei “Benvenuto Cellini” di telaio, cambio e freni si ricordano Faliero Masi, Giotto Cinelli, Vasco Montelatici, Giusto Pinzani, Ezio Cozzi o Giuseppe Bianchi, tanto per citarne alcuni.

Ed a loro, e alle loro biciclette, al loro lavoro, alla loro manualità e passione, che la Fondazione Giovanni da Verrazzano dedica per la prima volta un premio che sarà consegnato in occasione della ciclostorica La Certosina.

Un premio ad un lavoro che era anche ispirazione di letteratura come gli scritti di Vasco Pratolini, grande appassionato di ciclismo, sul Giro d’Italia e sulla squadra Aurora-Silger nel 1947 equipaggiata con biciclette del fiorentino Ezio Cozzi. “Se il resto è soltanto tono, il giallo della Cozzi-Silger splendeva negli occhi come un’opera di Van Gogh, pittore e pazzo” (V. Pratolini, Cronache dal Giro d’Italia (maggio – giugno 1947), Milano Lombardi, 1992. P. 25)

La Certosina, un ciclostorica davvero Docg

È la prima vera gara ciclostorica del Chianti fiorentino, “una vera prova Docg che nasce alla Certosa del Galluzzo, alle porte di Firenze, e si addentra all’interno del territorio del Chianti Classico Gallo Nero”, continua Cappellini.

La corsa per bici d’epoca sulle strade bianche è organizzata dal G.S. Misericordia del Galluzzo. Si terrà domenica 20 maggio e l’evento sarà preceduto, sabato 19, da una mostra-scambio di bici storiche.

“Una ciclostorica è la riscoperta delle radici del ciclismo, quello vero fatto di fatica, sudore, passione. Nonostante avessi fatto ciclismo fin da ragazzo, abbia gareggiato al velodromo delle Cascine, non avevo mai smontato una bicicletta. Con la prima gara vintage è scoppiato l’amore”, spiega Paolo Fani, organizzatore, anima storica della manifestazione, e grande appassionato di ciclismo, in particolare di quello vintage.

“La Certosina – prosegue – nasce da questa mia grande passione, dalla mia partecipazione a numerosi eventi sportivi e dalla voglia di dare al Chianti fiorentino una sua vera e propria ciclostorica”.

Quella di maggio sarà la terza edizione: “Siamo partiti con 70 iscritti, siamo arrivati a 90 ma contiamo di crescere ancora. Un grazie particolare lo devo a Gaetano, Stefano, Claudio e mia figlia che mi hanno sostenuto in questa passione, oltre agli amici del gruppo “galluzzino” della Misericordia”.

Strade bianche nel Chianti Classico, la suggestione nel percorso della Certosina

Bici storica, strade sterrate, filari di vigenti, ulivi, silenzio. L’emozione di chi si trova a pedalare immerso in un paesaggio unico è data dalla suggestione di essere a contatto con la natura, di poterla vivere davvero.

“Con una bici vintage fai fatica, parli, ti fermi a fare un selfie, ti rifocilli, ti senti in pace con te stesso. Riscopri e assapori la natura, i colori, i profumi oltre alla bellezza dello stare insieme”, commenta Cappellini.

E queste emozioni, questa riscoperta interiore si possono vivere nel percorso di una gara che “è la declinazione perfetta del buon vivere in salute. Una gara con un percorso fantastico attraverso l’ingresso nel Chianti”.

“Questo modo di fare ciclismo – aggiunge Fani – fa instaurare rapporti di amicizia, dello stare insieme, prima in sella poi a tavola”.

Il percorso: pievi, castelli, borghi, vigne tutto il Chianti che ti aspetti a portata di pedale

La Certosina prevede, dopo il raduno al Galluzzo, il chilometro zero proprio dal piazzale davanti alla Certosa del Galluzzo. È da qui che prenderanno il via tutti e tre i percorsi, corto (55 km di cui 3 di strade bianche, 200 metri di dislivello), medio (68 km di cui 9 di strade bianche, 1050 metri di dislivello) e lungo (70 km di cui 9 di strade bianche, 1300 metri di dislivello), che si addentrano nel Chianti attraverso i Falciani.

Tre percorsi leggermente diversi, ma tutti con unica identità, quella di far provare emozioni di un paesaggio unico.

Si passerà attraverso posti magici e incantevoli come Montefiridoldi, la fattoria di Tignanello e Badia a Passignano per poi attraversare il Castello di Montefioralle e arrivare al Castello di Verrazzano.

Qui è prevista l’arrampicata con cronometraggio facoltativo. Quindi dopo le fatiche del percorso, ristoro vintage a Verrazzano prima di riprendere la corsa verso il traguardo del Galluzzo, con la variante del passaggio da Impruneta per il percorso lungo.

Gli Amatori Verrazzano

È un team di ciclisti amatoriali nato sulle dure strade del Castello di Verrazzano tutti appassionati del ciclismo d’epoca.

“La passione che ci accomuna – commenta Cappellini – è quella per il ciclismo vintage, quello dell’Eroica, un ritorno al passato che ci consente di riscoprire il territorio, ma anche il fascino della fatica e ti dà la possibilità di fare e sentirti squadra”.

Pedalare con una bici storica “è ritrovare noi stessi, nel silenzio, in mezzo al verde e nelle strade che si inerpicano tra i poggi e le pievi del Chianti. Hai la percezione di essere padrone di quei luoghi e finalmente capirne le dinamiche che associando natura e dolce opera dell’uomo hanno modellato nei secoli questa meraviglia. Scopri che, solo pedalando, riesci come a leggere questo prezioso libro che fino ad oggi avevi solo posseduto e semplicemente sfogliato. E soprattutto tutta questa magia si svela quando sei in sella ad una bicicletta vintage e pedali sulle strade di luoghi come il Chianti e le colline di Firenze”.

Il gruppo si ritrova sulle peggiori strade di toscana e s’identifica con l’hashtag #unsolopercorso a significare, laddove i raduni abbiano diverse varianti, che la squadra si cimenta sempre e solo sulla prova più dura!

#unsolopercorso “è come praticamente il nostro “tutti per uno …uno per tutti” di D’Artagnan e compagni…”.

L’Eroica Gaiole

Quelli della Certosina considerano l’Eroica la madre delle ciclostoriche e splendida iniziatrice di un ciclo di tante belle attività intorno al vintage che oggi animano l’Italia e non solo.

Sicuramente la Certosina non sarebbe esistita senza l’entusiasmo e le idee di Giancarlo Brocci ed il carisma di Luciano Berruti, “grande ambasciatore del ciclismo vintage – conclude Cappellini -purtroppo prematuramente scomparso ma sempre vivo nei nostri cuori. Per noi dovunque oggi si parli di bici d’epoca e ciclo-vintage è doveroso menzionarli con orgoglio e simpatia”.

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