“Mamma perché mi fa male il ginocchio?”: vi parliamo della sindrome di Osgood-Schlatter

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Oggi affronteremo un argomento molto interessante parlandovi di una problematica molto diffusa.

Non lasciamoci però fuorviare dal titolo, volutamente accattivante non solo per il particolare nome ma anche per le caratteristiche specifiche della patologia che vi introdurremo; le cause di dolore al ginocchio di un bambino possono essere molteplici, e vanno perciò valutate con l’aiuto di un professionista del campo sanitario.

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Ma è importante comunque sottolineare come la sindrome (o malattia) di Osgood-Schlatter sia tipica dell’età (pre)adolescenziale, quindi , semplificando, possiamo dire che questa patologia è strettamente età-correlata.

Cosa vuol dire?

Significa che il suo esordio è caratteristico in soggetti che sono nel pieno dello sviluppo fisico, sportivi, tipicamente dai 10 ai 14 anni per i maschi (più frequentemente colpiti) mentre dagli 8 ai 13 anni per le femmine, discrepanza data da uno sviluppo anticipato di quest’ultime rispetto ai ragazzi.

E’ quindi una patologia che non emergerà mai in un soggetto adulto né tantomeno anziano e il cui decorso è anch’esso correlato con le fasi dello sviluppo.

Ma che cosa è la sindrome di Osgood-Schlatter?

E’ un processo a carico della apofisi tibiale, porzione ossea al di sotto della rotula su cui si inserisce il tendine rotuleo.

Fa parte del gruppo di sindromi note come osteocondrosi, in passato denominate osteocondriti , termine però oramai obsoleto in quanto gli studi hanno visto che non si tratta di processi infiammatori quanto , piuttosto, degenerativi. Il più delle volte colpisce una sola gamba, ma non è infrequente che si verifichi  anche in entrambe le gambe (25-30% dei casi).

Durante il picco dello sviluppo le ossa  si allungano ad un ritmo veloce,  spesso eccessivo per le catene muscolari le quali,  non riuscendo  “ad andare di pari passo” a questa crescita, presentano rigidità e accorciamenti.

Il risultato è che le strutture muscolo-tendinee sviluppano maggiore forza di trazione (quindi “tireranno” di più) a livello delle porzioni ossee su cui si inseriscono; una di queste è appunto l’apofisi tibiale.

Cause

La patologia è dovuta infatti alla ripetuta azione traumatica causata dalla trazione del tendine rotuleo sulla sua inserzione nella fase di contrazione del muscolo estensore della gamba (ovvero il quadricipite).

Il problema si verifica essenzialmente a causa dei microtraumi cartilaginei legati alle ripetute estensioni del ginocchio effettuate nel corso dell’attività fisica; questo provoca dolore associato, di frequente , allo sviluppo di una deformità , talvolta tale da essere notata facilmente anche da un occhio non clinico.

Una volta che l’apofisi tibiale è completamente ossificata, non abbiamo più l’inserzione del tendine rotuleo su una struttura cartilaginea, bensì su una zona ossea e, conseguentemente, il dolore va a diminuire fino a cessare.

Le caratteristiche dei sintomi

Il dolore, tipicamente pungente e superficiale, si manifesta in quelle attività in cui vi è una significativa attivazione del quadricipite, in particolare associata alla flessione.

Molto spesso infatti, i soggetti colpiti dal morbo di Osgood-Schlatter sono bambini che praticano sport in modo attivo specialmente quelli in cui si usa largamente il muscolo quadricipite (come accade, per esempio, nell’atletica, nel basket, nel calcio, nella danza, nel pattinaggio).

Scendere le scale (meno il salirle), accovacciarsi, fare un affondo, un cambio di direzione, ma anche calciare un pallone o talvolta solamente il camminare sono i gesti, tipicamente riferiti, che possono provocare il sintomo.

Spessissimo anche la palpazione diretta dell’apofisi tibiale genera dolore molto intenso, tanto che i bambini affetti tendono a “proteggere” la zona, anche nelle situazioni di gioco, cercando di evitare il più possibile il contatto accidentale.

5 cose da sapere riguardo alla sindrome di Osgood-Schlatter

1. L’esame clinico è un ottimo strumento per riconoscere questa problematica

Sia per la casistica ampissima , sia per le caratteristiche della patologia, l’esame clinico permette già di poter riconoscere un quadro di segni e sintomi che ci fanno pensare alla sindrome di Osgood-Schlatter e il ricorrere ad esami strumentali (in questo caso la radiografia il più opportuno) è spesso non necessario, evitando così l’esposizione a radiazioni. Il racconto del paziente ed un attenta valutazione delle caratteristiche e della localizzazione dei sintomi sono di solito sufficienti

2. La problematica insorge (e va via) con la crescita

Aspetto da non sottovalutare , in quanto , così come si manifesta con l’inizio dello sviluppo puberale, così andrà via , comunque, al termine di quest’ultimo.

A 18-20 anni circa non vi sarà più alcuna sintomatologia derivante da questa patologia a prescindere da quanto sia stata invalidante precedentemente. Informare il bambino sul decorso favorevole di questa patologia è quindi il primo step per tranquillizzarlo ed affrontare , con buoni presupposti, un percorso riabilitativo e quindi di ritorno completo all’attività

3. Il riposo assoluto è sconsigliato

Ultimamente i professionisti del campo sanitario , medici specialisti in particolare, tendono a non consigliare il riposo assoluto per settimane o addirittura mesi, cosa che invece avveniva fino a qualche anno fa.

Rispettare il dolore del ragazzo limitando le attività altamente provocative, resta sempre , soprattutto in fase reattiva, la soluzione migliore; tuttavia stabilire un optimal load (carico ottimale) è indubbiamente più opportuno che interrompere in maniera improvvisa l’attività sportiva.

Compatibilmente con la sintomatologia si cerca quindi di ridurre i carichi di lavoro senza però interromperli del tutto, per minimizzare sia la perdita di capacità di carico delle strutture coinvolte, sia gli aspetti psicologici negativi che un bambino può presentare nei casi di sospensione del proprio sport.

4. La chirurgia non è necessaria

Il ricorso alla chirurgia è da considerarsi un’evenienza rarissima, da riservarsi a casi particolarmente gravi, esclusivamente perchè la deformità ossea si è sviluppata particolarmente rimanendo dolente nelle situazioni di gioco in cui vi è un frequente contatto con un avversario o più spesso con una superficie (ad esempio arti marziali).

E’ comunque un’ipotesi da valutare, tendenzialmente, al termine della fase dello sviluppo puberale, quando la patologia è in remissione.

5. La fisioterapia è importante

Come già detto la sindrome di Osgood Schlatter, ha di per sé un decorso favorevole e, seppure in tempi a volte anche lunghi , la guarigione spontanea ci viene spesso incontro.

Tramite esercizi mirati possiamo comunque favorire il recupero riducendone i tempi e permettendo una minore perdita di funzionalità.

La fisioterapia sarà indirizzata in primis all’educazione del ragazzo verso una corretta consapevolezza di quello che è il corretto carico di lavoro , quindi sapere quello che può fare e quello che non deve fare.

Esercizi di stretching individualizzati e, talvolta anche di rinforzo muscolare selettivo, sono il secondo step , propedeutico poi ad un inserimento di movimenti funzionali , guidati, sport-specifici.

E’ importante , per l’ennesima volta, sottolineare come ogni trattamento vada individualizzato a seconda del quadro che presenta il paziente e per fare ciò è necessaria un attenta valutazione da parte di un professionista sanitario.

Considerazione da ampliare alle problematiche muscolo-scheletriche in generale , ma a maggior ragione in questo caso per le numerose variabili che entrano in gioco in questa patologia.

Dr. Paolo Duminuco – Laureato in Fisioterapia, master I livello in Terapia Manuale, socio fondatore di FisioLab2.0 studio fisioterapico, amante del proprio lavoro e sportivo dilettante

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